Sicurezza
Fido torna a casa... nell’urna È boom di cremazioni
Cani, gatti e furetti tra gli animali finiti nell’impianto del rifugio Valdiflora Il proprietario: «Si rispetta l’ambiente, ma è anche un segno di grande affetto»
PESCIA. L’affetto di una vita si traduce nel rispetto dopo la morte di chi ha saputo dare senza chiedere niente in cambio.
Un tempo chi voleva dare una sepoltura al proprio cane o gatto veniva visto come uno un po’ strampalato. I più cinici la consideravano una persona che non sapeva trasmettere la propria dose di amore, preferendo gli amici a quattro zampe agli umani. Non è più così.
C’è una dignità che si fa dolore anche nell’ultimo saluto a chi ci ha fatto compagnia per anni. Lo dimostrano le decine di cremazioni concluse al rifugio Valdiflora a San Quirico dove dalla fine di giugno con il “Progetto Friendsforever” almeno 150 tra cani, gatti e furetti sono tornati in gran parte sotto forma di cenere ai loro cari.
Un’urna cineraria con quello che resta di chi è stato parte della famiglia.
«L’attività di cremazione è utile per evitare che le carcasse di animali vengano smaltite in modo poco consono e con il rischio che altri animali le dissotterrino – spiega Diego Corradini, proprietario del rifugio –. Ma oltre all’aspetto sanitario c’è anche una componente sentimentale molto forte. Chi viene qui per chiedere la cremazione del proprio gatto o cane compie un gesto che avvalora sempre di più il legame di affetto tra uomo e animali. In queste persone prevale il sacro rispetto dei sentimenti, delle emozioni e della memoria».
Diego Corradini ha messo nel cassetto una laurea in ingegneria elettronica dopo aver lavorato per una decina di anni come dipendente di una ditta locale. Gli animali hanno sempre fatto parte della sua famiglia, in particolare i cani e i cavalli. Una passione che l’ha portato ad acquistare l’azienda agricola Valdiflora e a realizzare il suo sogno: quello di dedicarsi a tempo pieno alla cura dei cani e dei gatti. Lo sostengono in questa avventura la moglie Moira e le figlie Rachele e Caterina.
«Finora ci hanno dato una mano i veterinari – prosegue Corradini – ma anche il passaparola è servito a far conoscere questa opportunità. Dopo una vita passata insieme, quando muore un animale d’affezione si pone il problema di come sistemarlo. L’ottanta per cento di chi chiede la cremazione vuole anche l’urna con le ceneri».
I prezzi variano dai 100 euro senza l’urna ai 245 per il vasetto cinerario. È sufficiente un pugno di polvere per non dimenticare. In tanti aspettano le ceneri dopo aver portato l’animale. Tra la combustione e il raffreddamento possono passare anche tre ore. Si arriva a temperatura di oltre mille gradi. Conclude l’ingegnere: «In tempi di grande individualismo sto notando un notevole fenomeno di attaccamento delle persone agli animali». Voler salutare in modo dignitoso chi abbiamo amato, ricevendo più di quanto si è dato, è il minimo che si possa fare.
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