Il Tirreno

Montecatini

Non voleva pagare al Fisco mezzo milione di imposte

di Pietro Barghigiani
Non voleva pagare al Fisco mezzo milione di imposte

Condannato in primo grado e multato in appello: la Cassazione respinge il ricorso Imprenditore aveva creato un fondo patrimoniale per far sparire i suoi beni

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PESCIA. Costituire un fondo patrimoniale per mettere al riparo dal Fisco i propri beni può configurare il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Lo ha ribadito la Cassazione respingendo il ricorso di un imprenditore della Valdinievole finito sotto la lente della Guardia di Finanza e protagonista di un dribbling con l’erario finito con un cartellino rosso.

Quell’operazione di ingegneria finanziaria è stata interpretata come «un atto idoneo ad ostacolare il soddisfacimento di una obbligazione tributaria».

In primo grado l’imprenditore era stato condannato dal Tribunale di Pescia a 8 mesi di reclusione che in appello erano stato sostituiti con una multa di 6.840 euro. Il ricorso contro la sentenza secondo grado è stato respinto.

L'imputato, con la moglie, aveva costituito, in data 6 aprile 2005 un fondo patrimoniale nel quale confluivano i diritti di proprietà del suo patrimonio immobiliare ed i diritti di usufrutto.

L’impalcatura anti-fisco fu allestita dopo che la Guardia di Finanza di Montecatini aveva iniziato il 22 luglio 2004, una verifica tributaria nei confronti del titolare dei un’omonima impresa individuale.

Il 31 maggio 2005 le Fiamme Gialle notificarono all’imprenditore il verbale di constatazione cui seguì a settembre l'avviso di accertamento relativo alle maggiori imposte da versare.

Un conto da quasi mezzo milione di euro. Soldi sottratti al pagamento di imposte dal 1998 - 2003 per Iva, Irpef e Irap.

Tra le ragioni argomentate nel ricorso in Cassazione, per l’imprenditore la costituzione di un fondo patrimoniale comune con il coniuge, non era un atto finalizzato a eludere il pagamento delle imposte «bensì atto teso a tutelare i fabbisogni del proprio nucleo familiare».

Ma la Suprema Corte sottolinea che il fondo fu costituito dopo l’avviamento dell’accertamento fiscale e che «nel corso del dibattimento di primo grado l’imputato ha ammesso di aver costituito il fondo patrimoniale (su consiglio dei familiari) a verifica già iniziata, per metterlo al riparo del rischio della Finanza».

Ricorso rispedito al mittente e con condanna dell’imprenditore al pagamento delle spese processuali.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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