Da Pontito alle Ande Morto in Bolivia frate francescano
Luigi Papi era partito missionario nel lontano 1956 Più volte era tornato a visitare la sua montagna
PESCIA. La notizia della sua scomparsa è arrivata al paese natale a quasi un mese di distanza, ma questo non ha certo attenuato l’emozione in chi lo conosceva. Così come non ha rappresentato un lenimento la distanza che, nel tempo e nello spazio, separava quell’uomo semplice, ma al tempo grande, dai luoghi della sua giovinezza.
Lo scorso 8 settembre, all’età di 80 anni e dopo un breve ricovero in ospedale, si è spento a Tarija, città a sud dello stato sudamericano della Bolivia, frate Luigi Papi, originario del più alto dei paesi della Svizzera Pesciatina, Pontito. A Tarija il frate francescano aveva eletto la sua nuova casa e la sua missione, da oltre mezzo secolo. Luoghi apparentemente così lontani dalla natia Pontito, ma che in molte cose ricordavano i posti in cui era cresciuto: tra i monti e dove la povertà la incontri per strada (in un quadro non troppo dissimile da quello della nostra montagna in quegli anni).
Era il 1956 quando frate Luigi Papi, fresco di ordinazione, partì, missionario, alla volta dell’America Latina. Da allora non si è risparmiato un attimo, insieme ai suoi fratelli francescani (molti dei quali italiani come lui) a sostegno delle popolazioni locali, facendo del convento francescano diTarija non solo un luogo di evangelizzazione, ma un centro di solidarietà concreta a sostegno delle persone più povere. Non solo, ma quel convento è diventato nel tempo anche un importante punto di riferimento culturale, con importanti testimonianze della cultura indigena, con ricche biblioteche, una sezione archeologica e una pinacoteca.
Nonostante la lontananza però il legame con i luoghi di origine per frate Luigi non si è mai interrotto. A Pontito vivono ancora alcuni parenti, e in paese era tornato in alcune occasioni (le ultime a metà dei Novanta e una decina di anni fa). Poi, a fine agosto, il ricovero per alcuni problemi di salute, e l’improvviso peggioramento e la morte.
Luigi Spinosi
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