Il dolore
Subito referendum per la provincia di Lucca
Lo chiedono tre consiglieri ricordando che Pescia dovrà esprimersi nel consiglio delle autonomie
PESCIA. «Sono passati ormai quasi due anni da quando un gruppo di cittadini di Pescia costituitosi in apposito comitato presentò in Comune un quesito referendario sostenuto da oltre 1300 firme affinché la cittadinanza si potesse esprimere sulla possibilità di passare alla provincia di Lucca. I regolamenti comunali prevedevano che nel giro di pochi mesi l'ammissibilità di questo quesito fosse giudicata in modo da poter effettuare il referendum, ma è passato molto più tempo senza che questo avvenisse. La sua amministrazione ha sempre giustificato questa grave inadempienza con l'impossibilità di riunire la commissione giudicatrice a causa della mancanza del difensore civico comunale, ma la sensazione diffusa è che questo tema mettesse in imbarazzo la stessa amministrazione nei suoi rapporti istituzionali con la Provincia di Pistoia, cosicché si è fatto di tutto per insabbiare il processo referendario e vanificarlo, non da ultimo tentando di modificare lo Statuto Comunale».
La denuncia politica arriva con una interrogazione che porta la firma dei consiglieri Giovanna Papini, Gennaro Rufino e Marco Ardis. Che proseguono: «Abbiamo atteso alcuni mesi confidando nel senso di responsabilità di coloro che essendo eletti dai cittadini dovrebbero avere la prima preoccupazione di fare rispettare i principi della democrazia e delle sue regole. Infatti ci sembra assurdo che la volontà di circa 1300 persone che hanno chiesto secondo le regole che una comunità si possa esprimere su un tema di indirizzo amministrativo locale venga così manifestamente calpestata. Per di più, con il recente decreto 95 del governo Monti che riguarda il riordino delle Province, la Provincia di Pistoia verrà sicuramente soppressa, quindi più che mai è di attualità il tema della collocazione del nostro Comune , ovvero nell'area metropolitana centro Toscana, all'estrema periferia di Firenze e ai margini dei processi decisionali, oppure nell'area ovest della costa integrato in un territorio policentrico dove le caratteristiche di Pescia sono più facilmente valorizzabili e implementabili. Ma al di là delle opinioni, il nostro Comune avrebbe la possibilità di scegliere la sua collocazione in virtù del fatto che confina con entrambe le aree e ha in corso un processo referendario iniziato due anni orsono che consentirebbe di fare esprimere la popolazione secondo i dettami della Costituzione».
I tre consiglieri chiedono quindi al sindaco «come pensa di dare una risposta definitiva al legittimo diritto esercitato dai 1300 cittadini che hanno promosso il quesito? Qual è la posizione ufficiale della sua amministrazione sulla futura collocazione territoriale del Comune di Pescia? Quale posizione in tale senso intende assumere nel Consiglio regionale delle Autonomie, organo deputato a fare proposte in tema di riordino delle province, dove lei ricopre un incarico istituzionale e dove, peraltro, ci risulta non si sia mai presentata?».
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