Finanza
Nessuno vuole il complesso Paradiso
Mantenerlo costa, intanto prosegue la battaglia legale sulla proprietà dell’hotel confiscato alla banda della Magliana
MONTECATINI. Nessun vuole il Paradiso. L’ex albergo finito nel patrimonio del cassiere della banda della Magliana, Enrico Nicoletti, e per questo confiscato negli anni Novanta, è una rimessa anche se si volesse abbattere. Figuriamoci se ci fosse qualcuno che mettesse i soldi per recuperarlo. La conferma è arrivata nella riunione convocata dal prefetto Mauro Lubatti per fare il punto sulla situazione del complesso immobiliare. All’incontro hanno partecipato i rappresentanti dell’agenzia nazionale che gestisce i beni confiscati alla criminalità organizzata ed esponenti delle amministrazioni locali. Scontato l’esito: la situazione non si slocca.
Intanto, fino a quando non sarà conclusa la vicenda giudiziaria che riguarda il complesso, sarà difficile procedere all’assegnazione del bene, perché nessun ente è disposto ad accollarsi le considerevoli spese (che col passare del tempo crescono in modo esponenziale) necessarie per rendere utilizzabile l’edificio, o anche per l’eventuale abbattimento. Nessun ente locale si è inoltre reso disponibile a un’assegnazione parziale, o anche provvisoria, almeno per la custodia del Paradiso. E il motivo è sempre il solito, i costi elevati per garantire la manutenzione finalizzata anche alla sola messa in sicurezza.
Intanto la prossima udienza del contenzioso tra agenzia statale e Pirelli Real Estate è fissata entro l’anno. Oggetto del contendere la proprietà di sette piani per 28mila metri cubi e 8.700 metri quadrati di superficie, in gran parte abusivi. Proprietà che non è più quella del Credito Fondiario Toscano, dalle cui casse nel 1985 uscirono i 4,8 miliardi di lire concessi alla Vu.Ma. Immobiliare, società di Roma controllata dalla banda della Magliana e finita nel vortice di società e beni sequestrati all’uomo d’affari Enrico Nicoletti. Il nuovo padrone è la Pirelli Real Estate, attraverso l’acquisizione del patrimonio del Cft. Il contenzioso viene discusso al Tribunale penale di Roma, sezione misure di prevenzione, e vede da una parte l’Agenzia per i beni sequestrati e confiscati e dall’altra la Pirelli Re, che chiede di tornare in possesso dell’ecomostro per metterlo all’asta e recuperare qualcosa.
Pirelli Re sostiene di poter vantare il credito in forza dell’ipoteca per 5 milioni di euro iscritta sul bene prima del sequestro da parte della magistratura. Una tesi però rifiutata dall’agenzia, il cui obiettivo è acquisire l’hotel per effetto della confisca del 1996, confermata dalla Cassazione nel 2001.
Una decina di anni di aste non hanno portato a nulla. Nel 2004 il bene venne messo all’incanto per 3,6 milioni di euro. Poi nel 2006 il giudice delle esecuzioni immobiliari di Pistoia accolse l’opposizione dell’Agenzia del Demanio, contro la quale hanno fatto ricorso prima il Cft e ora la Pirelli Real Estate.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
