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Prigioniero nel parcheggio dell’ospedale

Prigioniero nel parcheggio dell’ospedale

La protesta di un lettore: per poter uscire viene lasciato un tempo a disposizione troppo basso

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PESCIA. Da quando il parcheggio dell’ospedale di Pescia è divenuto a pagamento sono stati spesi fiumi di parole e sembra che le proteste siano destinate a continuare.

L’ultimo episodio è accaduto appena martedì pomeriggio, una vicenda dove anche il caldo opprimente di questi giorni ha giocato un ruolo determinante, e che ha fatto arrabbiare non poco il suo malcapitato protagonista, rimasto letteralmente prigioniero del parcheggio. Il tutto per aver cercato un po’ di fresco.

Il signor Antonio, la persona cui è capitata la disavventura, aveva accompagnato la moglie, al nono mese di gravidanza, all’ospedale di Pescia, per una visita guidata della sala parto, e aveva regolarmente parcheggiato la sua auto nel parcheggio a pagamento del Cosma e Damiano. Il parcheggio prevede un ticket, che viene consegnato al momento del passaggio dalla sbarra di entrata, con il quale poi, al momento dell’uscita, ci si reca alla cassa per il pagamento.

Cosa che naturalmente l’uomo ha provveduto a fare. Poi, nel momento in cui si è avvicinato con la moglie alla macchina, prima di salire in quella che dopo più di un’ora sembrava essere più un forno che un’auto, ha deciso aprire un po’ gli sportelli per far entrare l’aria, data soprattutto la situazione delicata della signora. Peccato però che, nel momento in cui i coniugi sono arrivati alla sbarra di uscita e hanno inserito lo scontrino, questa non si sia alzata.

Inutili le proteste dell’uomo, che peraltro ha dovuto lasciare la macchina sul posto ed è dovuto andare a piedi alla cassa, non potendo andare contro senso, per sentire cosa fosse successo.

E l’ipotesi più accreditata, e cioè quella che fosse passato troppo tempo dal pagamento all’uscita, si è rivelata esatta.

Adesso il signor Antonio si chiede se il parcheggio di un ospedale possa essere ritenuto un parcheggio comune e cioè «se la particolarità del luogo non porti a pensare che chi si reca in un ospedale può farlo anche per le dimissioni di un paziente. E – prosegue – in quel caso il passeggero da trasportare potrebbe essere anche in una carrozzina, in una sedia a rotelle, avere handicap che ne pregiudicano la deambulazione, e quindi il comporto dovrebbe essere un po’ più dei 10 minuti canonici».

Dunque, seppur amaramente, il signor Antonio ha accettato di pagare un’ulteriore somma e di lasciare ancora la moglie sotto il sole in attesa, sperando che qualcuno prossimamente prenda magari in considerazione l’ipotesi di rivedere la cosa.

Anche perché, come racconta, «fra venti giorni se tutto andrà come previsto uscirò con mio figlio appena nato, e se dovesse esserci ancora questo caldo certo non lo farò entrare in un’auto cocente».

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