Il dolore
Rassegnazione e speranza sui tribunali soppressi
Rassegnazione e speranza: due stati d’animo opposti caratterizzano i sindaci di Monsummano e Pescia, città accumunate dall’essere inserite in un documento particolare che ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri
MONSUMMANO. Rassegnazione e speranza: due stati d’animo opposti caratterizzano i sindaci di Monsummano e Pescia, città accumunate dall’essere inserite in un documento particolare che ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri. Si tratta dell’elenco delle città che ospitano tribunali periferici destinati a essere “tagliati”.
«Purtroppo si è verificato quel che temevo – dice il sindaco di Monsummano Rinaldo Vanni – e anche in questa situazione non siamo riusciti, come Valdinievole, a “fare squadra”, divisi in campanilismi. Forse c’era chi sperava in un aiuto dall’alto, di avere “santi in paradiso” che lo rendessero immune da questi tagli. In ogni caso questo provvedimento mi lascia molto dubbioso. Sono scettico sui risparmi che potrà portare, mentre non ho dubbi sui disagi che provocherà. Non è certo l’accorpamento l’elemento che risolve tutti i problemi. Adesso, di fronte a questa realtà, occorrerà valutare un’ipotesi di lavoro, in accordo con gli altri Comuni, per mantenere sul territorio almeno la figura del giudice di pace, visto che la legge prevede la possibilità per le amministrazioni locali di prenderne in carico le spese».
In ogni caso la speranza di salvare il tribunale cittadino pare essersi spenta del tutto a Monsummano, e la chiusura della sede di via Cavour viene vista come ineluttabile. Anzi, già si pensa a come riutilizzare quella struttura, un immobile moderno e funzionale, di proprietà proprio del Comune, «uno dei pochi tribunali – agginge Vanni – nato e costruito proprio per svolgere quella funzione. Ora valutiamo l’ipotesi di farvi un polo scolastico, anche se, per questo, dovremo riadattarlo».
Di partita «non chiusa» parla invece il sindaco di Pescia Roberta Marchi: «Francamente il provvedimento del ministro Severino in molti casi è ampiamente motivato, visto che in alcuni territori periferici vi sono situazioni che sfiorano il ridicolo. Ma non è certo il nostro caso. Il ministro ha dimostrato di non volersi limitare a tagli netti, ma di adeguarsi, come nel caso dei territori ad alta densità mafiosa, alla realtà dei fatti, evitando di sopprimere una serie di tribunali in quelle zone. Insomma, il provvedimento, che deve anche passare dal Parlamento, è ancora suscettibile di modifiche. E così come si è prestato un occhio di riguardo alle regioni dove c’è un’emergenza nel settore penale, occorrerà fare altrettanto in zone come la nostra, dove l’emergenza riguarda il settore civile. Il provvedimento deve anche adeguarsi alle realtà territoriali: un conto è accentrare in località dove esiste solo un grosso centro, ma da noi c’è un’uniformità nella densità di popolazione che richiede un altro tipo di logica».
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