Italia
I misteriosi mondiali in Patagonia per la documentarista Rajola
La trentenne montecatinese ha prodotto un film già apprezzato in festival internazionali In Argentina la parte fondamentale del suo lavoro ma anche una collaborazione con Faenza
MONTECATINI. La strada da Montecatini alla Patagonia può sembrare estremamente lunga e difficilmente percorribile. Per fortuna c'è qualcuno, come Cristina Rajola, montecatinese di nascita ma cittadina del mondo, che non si è fatta spaventare dalla distanza e che è riuscita, proprio in Argentina, a diventare direttrice della produzione del film-documentario “Il Mundial Dimenticato”. La pellicola, tratta da un racconto di Osvaldo Soriano, è un mockumentary creativo, ossia un falso documentario, dove, a elementi creativi, si mescolano fatti realmente accaduti. In questa opera, ricca di documenti d'archivio, veri o no, si raccontano i misteriosi mondiali di calcio della Seconda Guerra, giocati (o forse no) in Patagonia nel 1942 e mai riconosciuti dalla Fifa.
Il ruolo fondamentale svolto da Cristina all'interno di questa produzione è stato, per ora, il culmine di una carriera che l'ha portata a viaggiare per mezza Italia e mezzo mondo, partendo dai banchi del liceo scientifico Salutati, fino ad arrivare nella Tierra del Fuego.
«Sono partita da Montecatini – spiega la trentatreenne documentarista – ad appena 18 anni per andare a Bologna, dove ho frequentato l'istituto Dams, indirizzo cinema. Dopo questa esperienza mi sono trasferita prima un anno a Milano e dopo a Roma, muovendo i miei primi passi nel mondo del documentario, collaborando anche con Roberto Faenza in “Silvio Forever” . Poi, grazie a una borsa di studio, ho avuto la possibilità di trasferirmi in Argentina, la prima volta tra gennaio e febbraio 2010, per un documentario che stavo coproducendo con Barakacine, una casa di produzione di Buenos Aires. Avevo incontrato il produttore a Guadalajara in Messico e poi a Toronto durante HotDocs, un festival di documentari dove avevano selezionato un documentario che ho prodotto, “La tierra sin mal” di Anna Recalde, sulle elezioni del 2008 in Paraguay.Poi sono tornata a lavorare a Buenos Aires nel settembre del 2010 al canale televisivo dell'Istituto di cinema argentino (Incaa TV) come buyer di documentari. Successivamente come sceneggiatrice e produttrice di due documentari sull'Argentina (crisi economica dopo dieci anni e matrimoni gay) per Current TV. Verso fine 2010 ho collaborato con i registi de “Il mundial Dimenticato”, Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni, nelle prime riprese on the road del film. L'anno seguente sono tornata in Argentina per altre riprese e ho lavorato come direttrice di produzione, gestendo l'archivio, in cui a immagini e interviste reali si sommavano documenti finti».
«L'esperienza in questo film è stata quasi totalmente nuova per me – continua – visto che, per la prima volta mi sono trovata nel mondo della fiction cinematografica, con la costruzione delle parti non accadute realmente , non poi così vicino a quello del documentario. Sono molto contenta del successo che il film sta avendo, sia nelle sale sia nei vari festival».
«Sono sempre rimasta vicina a Montecatini – conclude Cristinas – visto che i miei genitori, Roberto e Nunzia Rajola,ci vivono ancora e gestiscono un negozio di gioielleria in centro. E li vengo a trovare ogni volta, anche perché fare un break da Roma, dove sono tornata a vivere, a Montecatini, è molto rigenerante».
Speriamo che le sale cinematografiche di Montecatini proiettino questo film che ha ottenuto applausi e riconoscimenti in festival rinomati come quelli di Venezia, Cannes e Shangai, per per dare il giusto riconoscimento a una concittadina che in poco tempo ha saputo costruirsi una così bella carriera.
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