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Montecatini

«Erano d’accordo, nessun ricatto»

«Erano d’accordo, nessun ricatto»

Il ragioniere accusato di concussione: feci la proposta all’avvocato

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MONTECATINI. «Il Tribunale mi aveva liquidato solo 500 euro e allora ho chiesto alla creditrice se era disposta a darmi la somma che mi sarebbe spettata a titolo di liquidatore. Ho fatto questa offerta al loro avvocato e mai direttamente alle persone che mi hanno denunciato verso le quali non ho mai fatto alcuna pressione psicologica».

Revocati gli arresti domiciliari e con il solo obbligo di dimora a Montecatini, il commercialista Manuele Michelotti, 47 anni, respinge l’accusa di concussione che lo ha messo nei guai con un fermo eseguito dalla Guardia di finanza dopo aver incassato, secondo l’accusa, una bustarella di 1.500 euro per liquidare gli interessi insieme al capitale alla moglie di un ristoratore fallito di Pistoia prima coinvolta e poi riabilitata nella procedura concorsuale. Ammette solo di aver chiesto un compenso non dovuto perché il curatore fallimentare può essere pagato solo dal Tribunale. La differenza è sostanziale. Per la concussione la pena varia da 4 a 12 anni, mentre la reclusione per la violazione non sconfessata dal professionista, oscilla da 3 mesi a 2 anni.

Spiega Michelotti: «Nel fare il piano di riparto, senza gonfiare alcunché, ero arrivato a calcolare in favore della moglie del fallito, una somma complessiva di circa 82mila euro, di cui 53mila come capitale e circa 29mila come interessi. La richiesta avanzata dall’avvocato per conto della famiglia ammontava a circa 70mila euro perché il legale pensava che, essendovi stata la surroga, il credito dovesse corrispondere a quello in relazione al quale era stata soddisfatta la banca».

Il professionista sottolinea di aver fatto presente a chi poi lo ha denunciato che «rispetto a quanto loro avevano chiesto la cifra da me correttamente determinata era ben maggiore di quella che loro avevano chiesto e così, visto che mi erano stati liquidati dal Tribunale soltanto 500 euro, chiesi ai creditori, senza fare nessuna pressione psicologica, se erano disponibili a darmi loro la somma che mi sarebbe spettata a titolo di liquidatore. Mi rendo conto di avere rischiato, ma loro mi sono sembrati accondiscendenti e non credevo che poi mi accusassero di concussione. Ma voglio sottolineare di non aver ricattato nessuno».

Pietro Barghigiani

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