Attenzione
Dal rilancio alla chiusura L’addio della Buonbuono
L’azienda brianzola di carni lascia dopo un’esperienza di neanche un anno A fine luglio gli ultimi cassintegrati che vanno ad aggiungersi a quelli del 2011
PIEVEA NIEVOLE. Dagli annunci di un rilancio mai arrivato alla cassa integrazione con cui viene messa una pietra tombale sull’azienda.
La parabola della brianzola Buonbuono - distribuzione e commercializzazione carni - si chiude con l’annuncio della cassa anche per gli ultimi quattro dipendenti rimasti nella sede di via Fonda. Erano una ventina quando nell’agosto 2011 la società, all’epoca leader nel settore, prese in affitto il ramo d’azienda della Giovannelli Carni. E l’allora patron Gianfranco Baronchelli assunse tutti i dipendenti. Ma a novembre i segnali di crisi avevano già preso il sopravvento su un’espansione ipotizzata e tutt’altro che realizzata.
«In via Fonda facevamo solo la spedizione – spiegano alcuni dipendenti in cassa integrazione -. Il rilancio promesso non c’è stato. Lo abbiamo capito quasi subito. Dopo due mesi tre autisti a contratto non sono stati confermati e dal dicembre 2011 è iniziata la cassa integrazione per 5-6 dipendenti».
Dalla fine di luglio la Buonbuono ha chiuso la sua esperienza in Valdinievole. Sono diversi gli over 50 che per tirare a campare faranno affidamento solo sugli ammortizzatori sociali della cassa e della mobilità. «Da quando sono entrato in cassa integrazione ho iniziato a cercare un altro posto – racconta un cassintegrato di una società del gruppo Baronchelli che lavorava in via Fonda come autista –. Ho avuto solo un’opportunità per un contratto a termine di due mesi». Buonbuono si era presentato in Valdinievole subentrando in un segmento di mercato in cui per anni aveva primeggiato la Giovannelli. Dopo neanche un anno ha alzato bandiera bianca dopo aver lasciato a casa una ventina di persone.
Pietro Barghigiani
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