Il Tirreno

Montecatini

Uccisa dal mesotelioma come il marito e il cognato

di Pietro Barghigiani
Uccisa dal mesotelioma come il marito e il cognato

La Procura ha aperto un fascicolo sul decesso di una nota commerciante I familiari: contaminata dall’amianto respirato dalla tuta da lavoro del coniuge

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MONTECATINI. La morte entrava in casa tutte le sere. Senza bussare. Nascosta, anonima e silenziosa, negli indumenti da lavoro del marito. Lei, Anna Maria Di Grazia, svolgeva con dedizione il ruolo di casalinga. Quelle tute intrise di polvere venivano lavate e stirate. E poi usate di nuovo dal marito, Lelio Giachini, coibentatore della Siri, un’azienda dell’indotto Breda. Più di dieci anni fa l’operaio è stato ucciso da un tumore ai polmoni dopo aver respirato veleni nei capannoni pistoiesi a contatto con l’amianto. Stessa sorte per il fratello di Lelio, dipendente diretto del colosso che costruisce treni.

Per quell’inspiegabile roulette che è la vita la sorte si è accanita sulla famiglia Giachini.

La sentenza del mesotelioma pleurico ha emesso un’altra condanna senza colpevole: Anna Maria Di Grazia è morta.

Aveva 77 anni e il medico dell’ospedale di Pistoia che ne ha constatato il decesso ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica. È la prassi quando il referto indica come causa della morte la forma tumorale correlata all'esposizione all'amianto. Il killer viene respirato e si insinua nei polmoni. Può restare in quello stato per decenni. Poi, quando decidere di svegliarsi, nel giro di un anno o due segna la fine di una vita.

«Mia madre l’ha respirato in casa l’amianto che era nei vestiti di papà» afferma Lucia Giachini, insegnante all’istituto comprensivo Galilei di Pieve. Il sostituto procuratore Luciano Padula, esperto a livello nazionale di morti bianche, ha aperto un fascicolo e disposto l’autopsia sul corpo della pensionata che è stata eseguita dal dottor Brunero Begliomini. La famiglia si è affidata al dottor Giuliano Piliero. Sono stati fatti prelievi del sangue e dei polmoni per rispondere ai quesiti posti dal magistrato sulla presenza e in quali quantità dell’asbesto.

L’obiettivo è stabilire, con il test sui campioni a disposizione dei periti, se l’anziana abbia iniziato a morire quando ha cominciato a respirare le fibre d’amianto che il marito portava in casa dopo il lavoro in fabbrica. Ne sono convinti i familiari che vogliono combattere per ottenere giustizia. Per loro si tratta di una contaminazione indiretta. E vogliono affermare il principio che ci si può ammalare di amianto e morire anche vivendo accanto a una persona che, a sua insaputa, diventa un veicolo di trasmissione delle fibre assassine.

Anna Maria Di Grazia - ieri salutata per l’ultima volta nella chiesa di Sant’Antonio - abitava in un condominio in via Alighieri. Per una vita ha fatto la commerciante a Pescia dove è conosciutissima. Gordiano Pasquali, il genero di Anna Maria, è pronto alla battaglia: «Questa è una famiglia sterminata dall’amianto. Prima il marito e il cognato di mia suocera, ora lei. È un caso che non può passare sotto silenzio».

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