Il Tirreno

Montecatini

il business della prostituzione

Massima allerta contro il racket

Monitoraggio di polizia e carabinieri per prevenire infiltrazioni

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MONTECATINI. Antenne dritte e indagini sottotraccia. Polizia e carabinieri tengono d’occhio le infiltrazioni di elementi della criminalità nel business della prostituzione.

Nel variopinto mondo delle belle di notte, stimato in almeno un centinaio di signorine a bordo strada, non sono mancati i precedenti di gruppi, albanesi o romeni, che avevano cercato di imporre il racket a suon di violenze.

In calo il fenomeno dei trans, le protagoniste dei marciapiedi ormai sono le giovani dell’Est.

E spesso sono proprio i connazionali a gestire le ragazze con alcune delle quali i boss arrivano anche a iniziare relazioni che vedono la giovane nel duplice ruolo di sfruttate e donna del capo.

I fari delle forze dell’ordine al momento non hanno portato di recente alla luce organizzazioni capaci di controllare gruppi di lucciole.

L’ultimo episodio risale al gennaio scorso con quattro romeni - tre donne e un uomo - arrestati, ma poi rimessi in circolazione dal Tribunale della Libertà.

Più lontana nel tempo l’inchiesta “Shpirt”, dicembre 2010, con una decina di giovani, età dai 20 ai 25 anni, obbligate a portare ogni sera ai loro sfruttatori albanesi i soldi guadagnati con i clienti, dai 200 ai 500 euro a testa.

Un giro da migliaia di euro alimentato da botte e minacce.

L’organizzazione le teneva in alcune case di Empoli, Fucecchio e Santa Croce sull'Arno e le faceva lavorare a domicilio o in strada.

I poliziotti della squadra mobile avevano anche assistito a interventi di sollecito, bussando ai vetri delle auto, da parte dei protettori nei confronti dei clienti che si attardavano con le signorine. Non c’era tempo da perdere.

Se da un lato il mercato è appetibile per chi percepisce quanti soldi girino nel sesso a pagamento e con la forza intenda metterci le mani, dall’altro la prostituzione a Montecatini per gran parte delle lucciole viene esercitata senza protettori.

Sono vulnerabili e possono rendere bene. È per quello che polizia e carabinieri prima di conoscere chi sta in strada cercano di sapere chi ce le ha messe.©RIPRODUZIONE RISERVATA

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