Il Tirreno

Montecatini

Falso provolone venduto per originale

di Pietro Barghigiani
Falso provolone venduto per originale

Sequestrate le quote della Alival nella società del re della mozzarella finito in carcere per camorra. Dirigenti indagati

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PONTE BUGGIANESE. Maxi-sequestro di quote societarie e misure interdittive per alcuni dirigenti.

Tocca anche la Alival di Ponte Buggianese (12 milioni di capitale sociale) l'inchiesta "Bufalo" della Dia e del Noe dei carabinieri di Napoli nella quale è stato decapitato il gruppo caseario Mandara, marchio notissimo in ambito nazionale e internazionale per la produzione e commercializzazione della mozzarella Dop - 200 quintali al giorno - di cui la Alival ha il 49 per cento. Quattro persone arrestate (due in carcere e due ai domiciliari), dieci misure interdittive e un sequestro milionario di beni, quote e macchinari.

Secondo l'accusa i vertici aziendali della Mandara sarebbero ritenuti vicini al clan dei Casalesi che in passato avrebbero prestato soldi all'imprenditore in crisi permettendogli un'espansione che lo aveva portato a dire di sé di essere "il Giorgio Armani della mozzarella".

Giuseppe Mandara, napoletano, è stato arrestato con altri suoi collaboratori e l'intero patrimonio aziendale, stimato in oltre 100 milioni di euro, è stato sottoposto a sequestro. Le imputazioni sono di associazione per delinquere di stampo camorristico e reati in tema di tutela della salute. Tra i destinatari delle misure interdittive all’interno dell’azienda, firmate dal gip del Tribunale di Napoli ci sono anche Antonio Severini, 53 anni, di Buggiano, responsabile risorse umane e degli stabilimenti della Alival e Luca Cantini, 57 anni, di Ponsacco, amministratore delegato della società di via del Porrione. Sono indagati per commercio di sostanze alimentari nocive e vendita di prodotti industriali di natura alimentare con segni mendaci. Nel 2003 la Ilc di Mandara si era trasformata in Spa, cedendo il 49 per cento del pacchetto azionario alla Alival.

Nel corso delle indagini, avvenute con intercettazioni e dichiarazioni di pentiti, sono emersi anche episodi di cui si è occupato il Noe ritenuti di particolare gravità per la salute pubblica. In un'occasione è proprio Mandara ad autorizzare i suoi collaboratori che fosse comunque messa in commercio una partita di mozzarellecon pezzi di ceramica.

Un altro episodio contestato a Mandara è la tentata vendita all’Unicoop di una partita di falso "provolone del Monaco" dop. Si trattava, in realtà, di un formaggio prodotto nella zona di Agerola (Napoli) senza rispettare il rigido disciplinare previsto per quel tipo di formaggio. «Proviamo a mandargli questi senza marchio, preparateli e inviateli». Era questo l'ordine che Mandara aveva dato ai suoi dipendenti. Era arrivato un ordine di 180 forme dal centro di distribuzione Unicoop di Scandicci e quella quantità non era disponibile. Pur di non perdere la commessa Mandara ordinò di spedire un provolone di Agerola.

Secondo gli inquirenti fu l'Alival a vendere i prodotti. Quando compresero che sulla vicenda erano in corso indagini, Mandara e i suoi collaboratori si ripresero i formaggi e mostrarono ai militari del Noe fatture contraffatte.

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