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«Nuovo nome alla Caripit Un altro segno di declino»

«Nuovo nome alla Caripit Un altro segno di declino»

PESCIA. L’ennesimo segno del declino della città. Così Pescia Democratica interpreta la decisione dell’assemblea degli azionisti di Caripit di cambiare il nome dell’istituto, dallo storico “Cassa di...

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PESCIA. L’ennesimo segno del declino della città. Così Pescia Democratica interpreta la decisione dell’assemblea degli azionisti di Caripit di cambiare il nome dell’istituto, dallo storico “Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia” a “Cassa di Risparmio di Pistoia e della Lucchesia”.

Al di là delle motivazioni commerciali dell’operazione il gruppo Pescia Democratica si dice «perplesso e stupito per la facilità con cui un marchio storico e importante per il territorio sia stato liquidato nel silenzio generale della politica e delle istituzioni, a dimostrazione ancora una volta che Pescia ormai conta poco e che una città con la sua storia socioculturale e le sue caratteristiche di centro di servizi comprensoriale stia declinando al ruolo di periferia dell’area vasta metropolitana.

«Non bastassero la crisi della floricoltura – continua la lista civica – che nessuno si prende la briga di affrontare con strumenti politici e amministrativi incisivi, le difficoltà del tessuto produttivo, la mancata attuazione di progettualità fondamentali come il nuovo parco di Pinocchio, l’impoverimento del ruolo di città di servizi col progressivo ridimensionamento dell’ospedale (con la scusa di farne uno nuovo che non si realizzerà mai), la certa perdita del catasto e la probabile dipartita del tribunale, ora arriva anche, a simboleggiare l’inesorabile declino, la cancellazione del nome dalla più antica e prestigiosa banca del territorio nel silenzio generale, anche questo emblema dell'impotenza e dell’incapacità di chi ci amministra. La fondazione Caripit, azionista della banca e ente che rappresenta il territorio, non ha sentito la minima esigenza di difendere la storia dell’istituto e il prestigio di una realtà come Pescia, che tanto ha contribuito alla sua nascita e alla sua crescita».

Il gruppo si dice sorpreso e rammaricato dell’atteggiamento di IvanoPaci, guida della banca e della relativa fondazione («Ci saremmo aspettati più memoria e riconoscenza») ma non del sindaco di Pescia, «alla quale ormai montano tutti in testa senza problemi di sorta e che, senza fiato, ha avallato l’ennesima scelta che penalizza e mortifica la nostra città».

«Siamo talmente disillusi – chiude la nota – che non porteremo nemmeno l’argomento in consiglio, talmente siamo abituati alle discussioni sterili e alle prese in giro per i cittadini che sono la vera specialità di questa amministrazione di centrodestra. L’unica cosa che ci conforta è che prima o poi arriverà anche per questa incompetente, debole e ciarlatana amministrazione il giorno del giudizio. Elettorale, ma pur sempre giudizio».

L’intervento in consiglio che la lista civica non farà verrà invece portato dal Pd, che sul tema ha presentato un’interpellanza.

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