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«Giù le mani dal Padule di Fucecchio»

«Giù le mani dal Padule di Fucecchio»

Carlo Maltagliati (Cpe) attacca le proposte di ampliamento della riserva naturale

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PONTE BUGGIANESE. Giù le mani dal Padule: così CarloMaltagliati, presidente del movimento “Caccia, pesca ed ecologia”, replica alle richieste delle associazioni ambientaliste sulle ipotesi di gestione naturalistica dell’area.

«Con una cadenza ormai rituale – scrive Maltagliati – gli ambientalisti locali organizzano convegni, riunioni e quant’altro credono sia più opportuno per poter gestire tutto il Padule di Fucecchio, sia nella provincia di Pistoia che di Firenze, in un unico sistema di protezione ambientale da loro gestito. Messa la cosa in questi termini, un cittadino comune potrebbe anche condividere un simile progetto, ma, guarda caso, questi signori si dimenticano di dire che il Padule non è della comunità, ma è strettamente privato».

Maltagliati ricorda l’assegnazione delle aree, sin dal 1780, da parte del granduca alle comunità rivierasche: «Così agricoltori, cacciatori e pescatori, avendo una proprietà, non si sarebbero allontanati da quella zona, nonostante vi imperversasse la malaria. Si ottennero così due vantaggi, evitare lo spopolamento e la creazione, a Ponte a Cappiano, di una dogana per riscuotere le tasse per le merci che dalla Valdinievole transitavano verso l’Arno e viceversa. Fortunatamente il Padule è rimasto nei secoli alle solite categorie di persone, agricoltori, cacciatori e pescatori a cui era stato donato.

Questo ha fatto sì che noi cacciatori, avvalendoci della nostra proprietà, a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, potessimo ostacolare il progetto scellerato di alcuni politici della Valdinievole che, con la scusa di creare un polo di attrazione turistico, volevano trasformare la zona del Padule in un grande aereoporto internazionale. Quest’opera faraonica è presumibile che non si sarebbe mai realizzata, ma era l’inizio per cementificare la zona, visto il costo insignificante dei terreni, e non bisogna dimenticare che quelli erano gli anni del boom economico.

Così come una quindicina di anni dopo, ci siamo battuti per evitare che i terreni Criachi Biagiotti (oltre 100 ettari) perdessero la loro caratteristica di Padule e si trasformassero in campi di mais (io stesso feci un esposto alla magistratura per trasformazione di sito). Fu allora che la Provincia chiese alle associazioni, se erano d’accordo che parte dei soldi pervenuti dalle tasse che loro pagavano fossero spesi per acquistare quei terreni, facendone una Riserva Naturale, così da evitare future speculazioni, proposta che accettammo».

«Attualmente – chiude Maltagliati – questi “amanti della natura” vorrebbero gestire tutto il Padule, naturalmente a spese dei contribuenti, visto che per gestire i circa 200 ettari prendono dai vari enti alcune centinaia di migliaia di euro (e sicuramente dopo alla comunità costerebbe qualche milione, oltre naturalmente al costo degli espropri). A questo punto viene naturale fare un paragone tra i loro costi di gestione per 200 ettari e quelli per i 1.400 ettari dei privati, che non solo non costano niente alle istituzioni, ma sui quali paghiamo le tasse e ci accolliamo tutte le spese per lo sfalcio delle erbe e per le altre opere per mantenere il Padule. Nel maggio 2011 Legambiente elaborò un progetto che avrebbe stravolto la zona. Lo stesso prevedeva la costruzione di una strada che tagliasse in due l’intera area. Naturalmente la gestione della riserva sarebbe stata a loro affidata, ma, a pagare, sarebbe stato pantalone».

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