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TRENNO DOPO LA SENTENZA

«Se passava il ricorso rischiavamo la chiusura»

«Se passava il ricorso rischiavamo la chiusura»

MONTECATINI. Un ricorso infondato e una visione miope che ha rischiato di far chiudere definitivamente l’ippodromo. La società Trenno interviene con una nota dopo la sentenza che gli ha dato ragione...

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MONTECATINI. Un ricorso infondato e una visione miope che ha rischiato di far chiudere definitivamente l’ippodromo. La società Trenno interviene con una nota dopo la sentenza che gli ha dato ragione sulla chiusura della pista di allenamento. «La sofferta decisione – scrive Trenno – era stata determinata dal dimezzamento dei contributi dell’Assi, che non consentivano più di far fronte alle ingenti spese necessarie per garantire l’attività di allenamento».

«Un gruppo di operatori al seguito del presidente Anagt Gabriele Baldi – prosegue la nota – si è rivolto al Tribunale per ottenere la riapertura delle piste, con ciò dimostrando grande miopia di vedute, poiché la nostra decisione era volta a garantire quantomeno le attività di gara. In alternativa vi sarebbe stata solo la chiusura completa dell’ippodromo».

«In ogni caso – dice Trenno – il Tribunale di Monsummano ha ritenuto di aderire alle nostre conclusioni rigettando la domanda degli allenatori. Il ricorso aveva ottenuto un notevole rilievo sulla stampa, addossando alla nostra società la responsabilità per lo stato di salute dei cavalli, che sarebbero stati costretti a rimanere nei loro box senza uscire ad allenarsi. Tale circostanza si è dimostrata non veritiera».

«Coloro che non accettano la decisione del giudice assumono un atteggiamento arrogante, che vorrebbe andare al di sopra della giustizia. Il Tribunale ha rilevato come la chiusura delle piste non fu affatto “clandestina e violenta”. Contrariamente a quanto si è voluto far credere, puntando in modo ipocrita sui sentimenti di chi ama gli animali, i cavalli non sono affatto “prigionieri” nei loro box, ma possono tranquillamente uscire per allenarsi in qualsiasi momento (altrove) e il fatto di lasciarli chiusi è “una scelta dei ricorrenti”. Così ha stabilito il Tribunale, condannando i ricorrenti, stante l’infondatezza di quanto sostenuto, al pagamento delle spese legali in favore della Trenno».

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