Sicurezza
L’Imu spacca il Pd Ex sindaco al veleno «Ha perso la rotta»
In consiglio feroci polemiche anche sui parcheggi per un accordo firmato prima di discutere sulle tariffe
PESCIA. Antonio Abenante dà l’addio al Pd. A svariati mesi dalla rottura all’interno del partito pesciatino, adesso l’ex sindaco, oggi consigliere comunale, defenestrato dal ruolo di capogruppo dai suoi stessi compagni, lascia quel partito che ha contribuito a far nascere.
L’annuncio è stato dato venerdì sera in consiglio comunale, in occasione dell’ennesima discussione che ha visto contrapposti due pensieri oramai troppo distanti per sperare in un possibile riavvicinamento: quello di Abenante da una parte e quello del resto del partito dall’altra. L’argomento stavolta è stata l’Imu, imposta per la quale il Pd a livello intercomunale ha trovato una linea comune seguita dai vari sindaci di centrosinistra e anche da Pescia. L’aliquota scelta è stata quella del 5,5 per mille sulla prima casa e del 9,6 per mille sui restanti fabbricati. Aliquota ritenuta non equa in un momento così difficile da Rifondazione e Pescia Democratica, che hanno presentato una mozione alla quale ha dato il suo voto favorevole anche Antonio Abenante.
«Sono ancora iscritto al Pd – ha detto quest’ultimo – ma dopo stasera non credo ancora per molto». Un annuncio che non ha affatto il sapore di una resa, bensì quello di una volontà di continuare a combattere lontano da un partito che, secondo Abenante, ha perso la rotta e che appare sempre più distante dai bisogni della cittadinanza: «Sono stupefatto – ha proseguito a proposito dell’Imu – della pochezza della risposta degli amministratori locali alla crisi economica che si sta ripercuotendo sui cittadini».
Pertutta la discussione sono rimasti assenti dall’aula gli altri componenti del Pd: Marco Niccolai, Roi Giorgi, Maurizio Di Vita (mentre Roberto Michelotti non ha preso parte alla seduta perché fuori sede). Un segnale inequivocabile di una distanza ormai incolmabile.
Oltre a questo il consiglio non ha regalato particolari novità agli uditori. Si è tornati a parlare nuovamente della questione parcheggi, con l’opposizione che ha incalzato l’amministrazione sull’opportunità di buttare all’aria il contratto con la società che si è aggiudicata il projet financing. «Opportunità che certamente c’era – ha detto il sindaco Roberta Marchi – ma che avrebbe comportato il pagamento di 450mila euro per responsabilità precontrattuali, oltre agli eventuali risarcimenti di una sicura causa civile che la società avrebbe fatto. È inoltre importante ricordare il legame che c’è con l’altro progetto di finanza sull’ex mercato dei fiori, che ci vincola alla costruzione di parcheggi per 2 milioni e 500mila euro, spesa che certamente il Comune non può permettersi. Avrei quindi anche potuto buttare all’aria il progetto, ma non sono qui a giocare con i soldi dei cittadini».
Una sola domanda continua però ad avere risposte poco soddisfacenti, un quesito posto da Marco Niccolai al sindaco: perché la discussione sulle tariffe è iniziata soltanto dopo aver firmato la convenzione con la PePar e non prima? La risposta data infatti, cioè che «la convenzione è un atto di gestione di competenza del dirigente», non appare del tutto chiarificatrice. Qualcuno avrà dato mandato al dirigente di firmarla? Oppure è stato un atto che quest’ultimo ha preso di sua volontà e nessuno è riuscito a leggerla prima?
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