Attenzione
Albergatori truffati, banca condannata
L’istituto di credito dovrà risarcire con 1,3 milioni di euro la famiglia Biondi vittima di un raggiro da manuale
MONTECATINI. Sulla carta riprendono i soldi persi in una stangata da manuale delle truffe.
Il Tribunale civile di Piacenza ha condannato la Banca Regionale Europea e l’allora direttrice della filiale in cui avvenne il raggiro a risarcire con 1,3 milioni di euro l’albergatore Franco Biondi e i suoi due figli Brunetto e Giovanni.
I ricorsi. Gli avvocati degli imprenditori hanno sostenuto davanti al giudice il comportamento di agevolazione colposa della direttrice Luisa Percivale che, al contrario, ha sempre sostenuto (a livello penale la posizione fu archiviata, ndr) di non saper nulla di quanto stava accadendo. Ha ribadito di non essere stata presente nella filiale il giorno del passaggio di denaro e che i moduli utilizzati dai truffatori erano a disposizione di qualsiasi cliente. La direttrice farà ricorso contro il provvedimento del giudice civile. Per il legale della banca, che impugnerà la sentenza, «non si è ritenuto di considerare il comportamento anomalo del signor Biondi che ha ritenuto di effettuare un versamento in contanti di una somma così rilevante, accompagnato da una guardia giurata al seguito, quando avrebbe ben potuto regolare la posizione con il versamento di un assegno circolare oppure effettuando un bonifico bancario senza correre inutili rischi».
Le condanne. Nel febbraio 2011 era arrivata la sentenza di primo grado con la quale furono condannati a tre anni di reclusione Vincenzo Auteri, 66 anni, originario di Lerici, ma domiciliato a Bologna e Orlando Maiolo, 44 anni, calabrese residente a Torino. Nel dispositivo era previsto anche un risarcimento del danno patrimoniale alla famiglia Biondi quantificato in 1,3 milioni di euro e di 150mila euro come danno morale. Nella prima fase del processo Francesco Luongo, 51 anni, di Piacenza, aveva patteggiato 4 mesi e un altro imputato, Amerigo Francisci, 72 anni, era stato assolto per non aver commesso il fatto.
La truffa. Dopo una serie di contatti sulla valutazione dell’albergo, il 23 dicembre 2003 si tenne l’incontro tra i Biondi, padre e due figli, e gli autori della stangata all'interno dell'istituto di credito piacentino. Franco, Giovanni e Brunetto vennero ricevuti in una saletta, priva di telecamere a circuito chiuso, messa a disposizione dalla responsabile della filiale. La sequenza finale dell'imbroglio vide i Biondi arrivare a Piacenza accompagnati da una guardia giurata che aveva con sé il milione e 300mila euro in contanti, ma che rimase all'esterno della banca. All'interno del salottino i soldi, che dovevano rappresentare la provvigione da versare ai sedicenti intermediari dopo aver valutato l'albergo di viale IV Novembre sui 13 milioni di euro, vennero consegnati dagli imprenditori a una persona che si presentò come il vice direttore della filiale.
Il versamento fantasma. Questi, una volta avuta la busta con il denaro, uscì dal locale per raggiungere la zona interna delle casse dove avrebbe dovuto effettuare il versamento e, invece, fece sparire i soldi. Poi tornò con una distinta dell'istituto di credito e tutto sembrò a posto. Passarono alcuni giorni e i Biondi si accorsero di essere stati turlupinati: sul conto c'erano solo 110 euro. Erano i soldi utilizzati per aprire la posizione bancaria. Il milione e 300mila euro era sparito. In Tribunale è stato vinto il primo round per riprendere quei soldi spariti con una truffa da antologia.
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