Il dolore
Azienda fallisce: a casa ventisette dipendenti
Sentenza del Tribunale per la ditta di tessuti ad alta tecnologia Echo Italy Nominato il curatore, fissato a ottobre l’esame dello stato passivo
PESCIA. L'azienda fallisce e a rimanere a casa stavolta sono quasi in 30. Tutti molto giovani, di età compresa fra i 20 e i 40 anni, la maggior parte residenti in Valdinievole.
La sede della Echo Italy, in via vicinale dei Marchi a Pescia, è oramai chiusa da un paio di mesi. I cancelli di quella che una volta era un'azienda specializzata nella produzione di tessuti high tech sono chiusi da una catena e da un lucchetto, mentre la posta che si accumula fuori da quest'ultimi rivela che da un po' di tempo nessuno passa più da queste parti.
«È un po' – ci dice un vicino dell'azienda – che non si vede venire più nessuno. Anche prima della chiusura, avvenuta da pochi mesi, era però evidente che le cose andavano male». E così un'altra realtà produttiva del territorio è costretta a deporre le armi, forse vinta dalla crisi e dalla concorrenza spietata in un settore, quello del tessuto, che in Toscana ha visto cadere non poche vittime. La Echo Italy era un'azienda specializzata nella progettazione e fabbricazione di bobine, nastri e fustellati in tessuto non tessuto ignifugo e non.
La società nasce nel 1990 con l'acquisizione di una piccola azienda artigianale che produceva articoli in tessuto. Nella prima fase l'azienda continua a mantenere in essere la vecchia produzione, ma contemporaneamente si avvicina al tessuto non tessuto proponendo sul mercato casalinghi, articoli da regalo e bomboniere. Un immediato successo di prodotto le consente di espandere il proprio mercato e, nei primi anni novanta, vengono messi a frutto gli sviluppi tecnici e la ricerca di nuovi materiali nel tessuto non tessuto, iniziando una produzione a livello industriale che la porta a vendere in Europa e anche in Medio Oriente.
Negli ultimi anni però qualcosa inizia ad andare storto. Prima c'è la liquidazione e la cassa integrazione straordinaria per i dipendenti e infine arriva la sentenza di fallimento da parte del Tribunale di Pistoia emessa il 24 aprile. A perdere il lavoro sono stati oltre venti operai specializzati. Sono infatti 27 i dipendenti che hanno fatto la richiesta per l'ammissione allo stato passivo di fallimento e che quindi devono avere ancora degli arretrati dall'azienda. Il Tribunale ha nominato come curatore il commercialista Claudio Vivarelli che ha fissato per il 4 ottobre l’esame dello stato passivo.
Francesca Maltagliati
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