Il dolore
Isola pedonale, si contano i danni
Unim ha avviato un monitoraggio tra le aziende mentre gli “Amici” scrivono al ministero
MONTECATINI. « Come si vogliono recuperare i circa 120 posti auto persi con l'istituzione dell'isola pedonale in piazza del Popolo e nel viale Verdi? Logica vorrebbe che tutti gli stalli cancellati fossero ricollocati altrove, ma a oggi soltanto una parte di questi (63 posti) è stata recuperata in via Baragiola, ovvero in una zona della città ben lontana. Nonostante l'attenta lettura della delibera sul nuovo piano della sosta, i conti non tornano, e dei circa 60 (importantissimi per il commercio) posti che mancano all'appello (senza contare quelli riservati ai ciclomotori), non ci sono ancora risposte».
Unim Confesercenti torna a dire la sua sulla rivoluzione del traffico seguita all’introduzione dell’area pedonale, ricordando che aveva chiesto un progetto complessivo per il rilancio della città e delle Terme «e invece, con gli ultimi provvedimenti, riceviamo una pedonalizzazione senza che prima siano create le condizioni per la sua attuabilità».
«Sono poi state annunciate delle navette che dovrebbero collegare piazzale Leopoldo al centro – prosegue – ma la loro attivazione sperimentale è prevista solo in concomitanza con Miss Italia, quindi nella parte finale della stagione. È di dati oggettivi che vogliamo discutere, senza strumentalizzazioni. Per questo stiamo monitorando i conti economici delle aziende collocate all'interno delle isole pedonali, facendo particolare attenzione all'andamento dei ricavi. La nostra sincera speranza è che le previsioni al ribasso possano essere smentite dai dati, e che i provvedimenti dell'amministrazione non aggravino ulteriormente la già precaria situazione del commercio cittadino».
Intanto anche gli Amici di Montecatini tornano sull’argomento “isola”, dopo che i giornali ieri hanno dato conto del rinvio al mittente da parte del prefetto del loro ricorso. «Per prima cosa – puntualizza il portavoce Alessio Nelli – nessun ricorso è stato rigettato: un appello non è un ricorso legale, il prefetto dice che non è competente e che dobbiamo rivolgersi ad altri».
La situazione comunque, secondo Nelli, è poco chiara: «Oltre alle perplessità che le aree pedonali suscitano rispetto ai numerosi posti auto tolti, e ai mille aggiustamenti fatti ad personam che la rendono ingiusta per le categorie, ci sono altri dubbi che mi hanno fatto prendere in mano il codice della strada. La definizione di area pedonale del codice della strada è: “zona interdetta alla circolazione dei veicoli, salvo quelli in servizio di emergenza, i velocipedi e i veicoli al servizio di persone con limitate o impedite capacità motorie, nonché eventuali deroghe per i veicoli ad emissioni zero aventi ingombro e velocità tali da poter essere assimilati ai velocipedi. In particolari situazioni i comuni possono introdurre, attraverso apposita segnalazione, ulteriori restrizioni alla circolazione su aree pedonali”. Leggendo la sudetta definizione, dopo aver visionato il sitema deroghe per le zone pedonali, ci si rende conto che l'area pedonale non è altro che una ztl camuffata. Infatti la definizione si rispecchia nell'ordinanza ed è la seguente: “Zona a traffico limitato, area in cui l'accesso e la circolazione veicolare sono limitati ad ore prestabilite o a particolari categorie di utenti e di veicoli”. Quindi, perché l'amministrazione mette in pericolo la sicurezza dei pedoni installando di fatto una segnaletica inadeguata?». Dunque, secondo lgi “Amici” le aree pedonali non sono altro che “zone a traffico limitato, o per distrazione, o per chi sa quali altri motivi. Per tutti questi dubbi ho deciso di scrivere al comandante dei vigili e per conoscenza al ministero delle Infrastrutture e trasporti affinché alle cose venga dato il proprio nome (ztl) tutelando la sicurezza e la corretta segnaletica sulle strade. A quel punto ci chiederemo il perché di tante zone a traffico limitato in una città cosi piccola».
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