Il Tirreno

Montecatini

IMPARIAMO DAI CINESI A PROGREDIRE

di Franco Pazzaglini *

È un paese strano, il nostro. Non siamo capaci di progettare il futuro, legati sempre a uno status quo che tranquillizza ma che non ci fa progredire. Tenuti in ostaggio da tante norme e leggi, ma...

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È un paese strano, il nostro. Non siamo capaci di progettare il futuro, legati sempre a uno status quo che tranquillizza ma che non ci fa progredire. Tenuti in ostaggio da tante norme e leggi, ma soprattutto da figure che interpretano le suddette norme e leggi sempre in modo restrittivo.

Siamo un paese che per salvaguardare un sasso facciamo crollare i muri a Pompei per mancanza di fondi, dispersi in tante piccoli rigagnoli. Siamo un paese pigro che non riesce più neppure a sognare.

Siamo una città che si rispecchia nel Paese, che si divide su tutto, che rimanda cambiamenti e rilanci, subordinandoli a progetti e lavori che difficilmente possono essere realizzati in pochi giorni. Ci vorranno mesi, anni. Per non parlare dell’interramento della ferrovia, un progetto che purtroppo non è un sogno, è un’utopia. Ma se si parla di tentativi di soluzioni, certo parziali, ci si scontra con la paura di cambiare.

Ci sarebbe bisogno di un po’ di slancio per cominciare timidamente a cambiare il corso degli eventi, con interventi anche minimi ma significativi per capire in che direzione andiamo, cercando di ottimizzare quello che abbiamo e che possiamo realisticamente fare.

Una città La nostra dove gli imprenditori, invece di valorizzare il prodotto che vendono, fanno a gara a svilirlo. Per carità, le critiche sono sempre accettate e utili, ma solo quando sono costruttive; quando non si impuntano nel conservare; quando, oltre ai propri legittimi interessi, si tengono in considerazione anche quelli della comunità.

Una città che utilizza il termine “cinese” in senso dispregiativo, come se le loro attività siano sempre di serie B, non vedendo che il mondo sta cambiando e che il domani sarà loro perché hanno voglia in imparare, di migliorarsi, e non hanno rendite alle spalle che gli fanno da zavorra. Forse sarebbe opportuno ascoltare le parole che il presidente degli industriali di Prato Andrea Cavicchi ha detto riguardo alla convivenza con i cinesi: «Dobbiamo andare insieme all’estero come ci ha detto l’ambasciatore, dobbiamo inserire i colleghi nei tavoli di lavoro e,perché no, come loro devono imparare l’italiano per capire le nostre regole, noi dobbiamo sforzarci di capire la loro mentalità, i loro comportamenti. Insomma anche noi dobbiamo imparare il cinese».

Se riusciamo a fare questo, se riusciamo a fare tutti un passo indietro per farne due in avanti , sono convinto che abbiamo le potenzialità per progredire.

(*segretario del Pd)

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