Il Tirreno

Montecatini

Da pagare 960mila euro per la discarica inutilizzata

di Francesca Maltagliati
Da pagare 960mila euro per la discarica inutilizzata

Questa la somma che dovrà versare in 12 anni il Comune di Pescia per la gestione dello smaltimento del percolato del Fosseto, dove non porta rifiuti dal 2002

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PESCIA. Se lo smaltimento dei rifiuti è da sempre un onere piuttosto gravoso per gli enti locali, per Pescia lo è ancora di più, visto che deve pagare non solo il servizio attuale, gestito dal Cosea Ambiente, che prevede il conferimento nella discarica di Ca’ dei Ladri a Gaggio Montano nel bolognese, ma anche lo smaltimento del percolato della discarica del Fossetto di Monsummano, nella quale il Comune ha portato rifiuti fino al 2002.

Un obbligo, quest’ultimo, al quale l’ente non può sottrarsi perché ci sono degli accordi con il Comune di Monsummano che obbligano anche Pescia a farsi carico dei maggiori costi di smaltimento del percolato, sia in fase di attività che in quella relativa alla gestione della post chiusura della discarica. Il percolato è il liquido che si forma dall’infiltrazione dell’acqua all’interno di rifiuti in decomposizione.

Ma quanto deve pagare esattamente Pescia? Lo ha stabilito una recente delibera del consiglio comunale, che ha reso noti gli ultimi accordi presi con il Comune di Monsummano. Si tratta di un totale di 960mila euro spalmati su 12 anni per un totale di 80mila euro l'anno, un costo notevole per il Comune le cui finanze non navigano certo in buone acque. Un costo che però pare sia stato rivalutato in termini “vantaggiosi” per il Comune di Pescia, come spiega il vicesindaco Oliviero Franceschi, visto che secondo i primi accordi la discarica del Fossetto avrebbe dovuto chiudere nel 2003. Il Comune di Pescia si era infatti impegnato, nel 2002, «a prevedere nei futuri bilanci le spese e i costi riferibili agli oneri di competenza, relativi ai quantitativi dei rifiuti conferiti fino alla cessazione del conferimento stesso e per tutto il periodo di attività residua, fino al momento dell’attivazione della gestione della post chiusura».

Inizialmente la data prevista per la chiusura della discarica era stata fissata al 2003 e si prevedeva una gestione post chiusura per i successivi 20 anni. Così non è stato e la chiusura della discarica è stata prorogata più volte, prima fino al 2009 e poi, recentemente, fino al 2019. A partire da quella data è presumibile che occorrano svariati anni di ulteriore gestione prima di arrivare allo smaltimento totale di tutto il percolato.

Dall’ultimo accordo firmato dai due Comuni, risulta che «il prolungamento della fase attiva della discarica e il conseguente mancato avvio della gestione della post chiusura rappresentano un fattore di onerosità per il Comune di Pescia, non previsto né prevedibile al momento della stipula degli accordi». Insomma la mancata chiusura della discarica avrebbe obbligato il Comune di Pescia a pagare per molti più anni rispetto a quelli inizialmente previsti, ma, dal momento che Pescia non ne usufruisce dal 2002, gli oneri per Pescia sono stati rivisti al ribasso, in modo che il Comune debba comunque pagare “solo” fino al 2023, anno che inizialmente era previsto come chiusura.

«È un accordo non vantaggioso ma vantaggiosissimo – commenta Franceschi – anche perché ci obbliga a corrispondere una quota fissa l’anno, il che ci salva dalle cosiddette situazioni di emergenza, come quella del 2009 quando ci fu un notevole aumento del percolato a causa delle abbondanti piogge che ci portò a pagare oltre 200mila euro». Insomma stavolta tocca pagare ed essere anche contenti.

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