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Ambulanti arrabbiati per le soste a pagamento

Ambulanti arrabbiati per le soste a pagamento

 La protesta sui nuovi parcheggi a pagamento non si ferma alla zona dell’ospedale, ma attraversa il fiume e sbarca anche in piazza Mazzini. A lamentarsi dell’ormai prossima chiusura alla sosta

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PESCIA. La protesta sui nuovi parcheggi a pagamento non si ferma alla zona dell’ospedale, ma attraversa il fiume e sbarca anche in piazza Mazzini. A lamentarsi dell’ormai prossima chiusura alla sosta libera (e non solo di quello) sono, in questo caso, i commercianti ambulanti del sabato mattina.

Il parcheggio di via Cesare Battisti, infatti, serve innanzitutto l’ospedale, ma una mattina a settimana è utilizzato anche da molte persone che si recano a Pescia per il mercato. Tra poco non solo non ci sarà più quella possibilità (se non pagando), ma si prevedono anche conseguenze indirette, sotto forma di posti auto gratuiti (per esempio nella zona del ponte Europa) che saranno occupati anche da chi è diretto all’ospedale, e che saranno “sottratti” a chi oggi li usa per andare in piazza Mazzini. Insomma una “guerra del posto auto” di cui rischiano di fare le spese i commercianti ambulanti, che, sottolineano, hanno già diversi motivi di recriminazione: «Non bastasse la crisi che già si fa sentire, con i consumi ridotti ai minimi termini – protestano alcuni titolari dei banchi – adesso ci si mette anche quest’idea dei parcheggi a pagamento. In questo modo possiamo chiudere baracca e burattini».

Quella dei parcheggi rappresenta, in un certo senso, la classica goccia che fa traboccare il vaso: «Non bastava – prosegue la protesta – la disposizione dei banchi, ammucchiati uno sopra l’altro (già oggetto di proteste in passato ndr), con tante promesse per trovare una soluzione che ci furono fatte a suo tempo dal Comune, e rimaste tutte lettera morta. Ora ci si aggiungono le soste a pagamento, e nessuno, comprese le nostre associazioni di categoria, sembra preoccuparsi del nostro destino. Di quel che ci accade non sembra fregare niente a nessuno. A questo punto siamo stufi e pensiamo davvero di dar vita a un comitato per far sentire la nostra voce».

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