La manifestazione
«Commissione d’indagine sulla vicenda Leopoldine»
L’ex consigliere regionale Maltagliati la chiede al sindaco Bellandi: «Bisogna sapere a che punto è davvero la situazione e chi pagherà i ritardi»
MONTECATINI. «Lo sperpero di denaro pubblico è un reato. Sarebbe il caso che, prima dell’intervento della Magistratura, fosse il sindaco a istituire una commissione d’indagine conoscitiva, formata da persone terze, che valuti se i lavori svolti fino a ora alle Leopoldine siano congrui con quanto è stato pagato; quanti soldi occorrono ancora per completarli; quali sono i tempi di realizzazione. E ancora: la situazione bancaria attuale riguardo le Leopoldine a che punto è?». È la proposta che avanza l’ex consigliere regionale Carlo Maltagliati, che torna a puntare l’attenzione sul cantiere alle Leopoldine, ancora drammaticamente chiuso nonostante gli annunci di una “imminente” ripresa dei lavori. Ed è lo stesso Maltagliati a ripercorrere la tribolata storia di questo stabilimento, giungendo alla conclusione che se «il sindaco vuole salvare la Montecatini termale, deve istituire una commissione d’inchiesta».
«È indubbio – prosegue – che con l’avvento di Bellandi ci sia stato un cambiamento di rotta: Miss Italia, Giro d’ Italia, campionati del Mondo di ciclismo, piante in centro. Tutte queste iniziative si debbono all’attivismo del sindaco, ma ciò ha comportato demandare ad altri deleghe importanti che non hanno dato i risultati sperati. Il progetto Leopoldine è nato già vecchio in quanto la sua costruzione doveva essere fatta venti anni fa. Tre anni orsono iniziarono i lavori, con un progetto firmato da Fuksas e il dramma comincia proprio dal suo inizio: il progetto aveva previsto una spesa di 15 milioni di euro, non passa qualche mese che arrivano a 20, poi 30. E qui interviene lo stesso Fuksas, affermando che la previsione iniziale era fuori luogo, tant’è che mancava anche il suo onorario. Visto il lievitare dei costi, attualmente si parla di 40 milioni».
«Da un anno i lavori sono fermi. Ultimamente una banca ha anticipato 4 milioni e un assessore ha dichiarato che con questi soldi potranno ripartire, dimenticando che questa somma è il debito che vanta la Cmsa. Se un privato avesse avuto lo stesso comportamento, sarebbe fallito».
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