Sicurezza
Causa Fortunati: a settembre il ricorso in Corte d’Appello
MONSUMMANO. Cause e Tribunale non mancano nel percorso accidentato delle Terme. A settembre verrà discusso in Corte d’Appello il ricorso della società di viale Verdi contro la sentenza del giudice...
MONSUMMANO. Cause e Tribunale non mancano nel percorso accidentato delle Terme. A settembre verrà discusso in Corte d’Appello il ricorso della società di viale Verdi contro la sentenza del giudice del lavoro di Pistoia che il 28 dicembre 2010 condannò l’azienda a pagare all’ex amministratore, Nicola Fortunati, 621mila euro. Il manager nel 2008 rassegnò le dimissioni per giusta causa dopo essere stato sfiduciato a più riprese dai soci. Nella primavera di quattro anni fa il clima nella Palazzina Regia di viale Verdi non era dei migliori. L'andamento finanziario era arrivato al limite del collasso. E l'allora l’amministratore delegato veniva tirato da destra e da manca per la giacchetta e spesso indicato come primo responsabile di questa situazione.
Rimbalzi di responsabilità. Ma Fortunati non aveva mai accettato questo ruolo incomodo di capro espiatorio. Nella lettera di dimissioni faceva infatti riferimento al contratto che prevedeva che i soci si sarebbero impegnati finanziariamente a sostenere il rilancio dell'azienda, cosa invece poi verificatasi solo in parte. Si lamentava inoltre del fatto che non gli fosse stato concesso di mettere a compimento un serio piano di ristrutturazione. Insomma, di non aver ottenuto le condizioni per operare come avrebbe voluto.
Dimissioni. A un certo punto Fortunati decise di dire stop, prima che a farlo fosse la proprietà (una settimana prima il consiglio regionale aveva impegnato la giunta a verificare la capacità di realizzare gli indirizzi da parte del Cda). E lo fece sbattendo la porta, promettendo una battaglia legale anche per ottenere i compensi (300mila euro all'anno, secondo quanto emerso proprio in consiglio regionale) previsti nel contratto che sarebbe scaduto di lì a un anno.
Ricorso. Forte della sentenza favorevole ottenuta dal giudice del lavoro, Fortunati nel marzo 2011 fece pignorare i conti correnti delle Terme. Una mossa che provocò la sospensione del contratto di finanziamento di Bnl e delle otto banche inserite nel pool a cui erano stati chiesti i soldi per Redi e Leopoldine. Per togliere il pignoramento e riprendere una trattative con gli istituti di credito, conclusa positivamente nei mesi scorsi, le Terme cercarono un accordo transattivo con Fortunati per pagargli i 620mila euro in 20 rate. Ma il ricorso non è mai stato accantonato. E a settembre la battaglia proseguirà in Corte d’Appello. (p.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
