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Sbarra giù al parcheggio ma ancora non si paga

di Francesca Maltagliati
Sbarra giù al parcheggio ma ancora non si paga

La PePar vuol monitorare gli accessi all’area di sosta per stabilire le tariffe Intanto sono state raccolte 900 firme di protesta da inviare in prefettura

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PESCIA. Qualcuno avrà fatto il paragone con il film “Non ci resta che piangere”, dove Troisi e Benigni vengono fermati dal doganiere. Qui però nessuno ha ancora a chiesto un fiorino per il passaggio, ma a breve il dazio da pagare sarà ben più alto.

Tirate giù le sbarre è ufficialmente partito il periodo di prova per monitorare il flusso di auto che sostano in zona ospedaliera. Da qualche giorno non è più consentito parcheggiare liberamente, ma occorre dichiarare a uno degli addetti al’entrata del parcheggio davanti all’ospedale se si è dipendenti di quest’ultimo o no. Il motivo è da ricercare nell'esigenza da parte della PePar, la società aggiudicataria della costruzione dei parcheggi, di monitorare i flussi in entrata, per capire quanti sono i dipendenti ospedalieri sul totale di chi quotidianamente parcheggia nell'area. Il tutto per stabilire quali saranno le tariffe da applicare e e se ci sara la possibilità di proporre abbonamenti o agevolazioni per i dipendenti ospedalieri e le cosiddette fasce deboli.

Intanto, nonostante le rassicurazioni del sindaco Roberta Marchi, che ha garantito di portar a compimento, anche passando a maniere forti, il lavoro di mediazione fra gli interessi dell’azienda e quelli di dipendenti e cittadini, continua a crescere il malcontento nel Cosma e Damiano. La lettera di denuncia da portare al prefetto promossa poche settimane fa ha già raccolto circa 900 firme, soprattutto da parte degli ospedalieri, ma anche da cittadini e pazienti. Nel documento, che verrà portato al prefetto mercoledì, si ipotizzano addirittura “profili di illegittimità amministrativa e di non conformità alla più ampia normativa che abbraccia la materia nel suo complesso”, dal momento che l'attuale progetto dei parcheggi è frutto di alcuni cambiamenti avvenuti a gara affidata.

«Con atto di giunta unilaterale – si legge nella lettera – a inizio 2010 si dava indirizzo agli uffici comunali di ricontrattare i termini economici e finanziari dell’intervento (le cui precedenti condizioni erano state stabilite dalla passata amministrazione), a nostro avviso illegittimamente, modificando un progetto che era andato in gara pubblica senza prendere in considerazione la necessità di riaprire i termini di una nuova gara per dare la possibilità anche ad altre aziende private di presentare una nuova offerta in presenza di condizioni radicalmente modificate».

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