Il Tirreno

Montecatini

Sei anni consecutivi di conti in rosso per il San Domenico

di Francesca Maltagliati
Sei anni consecutivi di conti in rosso per il San Domenico

Il bilancio 2011 si chiude con un deficit di oltre 65mila euro In totale le perdite dal 2006 superano i 258mila

3 MINUTI DI LETTURA





PESCIA. Che fine farà il San Domenico? Quanto riuscirà a rimanere in piedi una struttura che, negli ultimi sei anni, ha chiuso i suoi bilanci tutti in negativo, contribuendo lentamente a erodere un patrimonio (tanto che oggi il valore netto di quest’ultimo è di soli 243.682 euro)?

La situazione che sta vivendo la casa di riposo pesciatina, trasformatasi, in seguito alla legge regionale 43 del 2004, in un’azienda pubblica di servizi, dotata di una propria personalità giuridica, non è certo delle migliori. L’ultimo consuntivo approvato, quello del 2011, si è chiuso con una perdita d’esercizio di poco superiore ai 65mila euro (65.092 per l’esattezza). In linea temporale si tratta del sesto segno meno di fila risultante dalla lettura dei vari bilanci annuali dell’azienda. Il 2010 si era infatti chiuso con una perdita di 36.687 euro, il 2009 con una di 78.025 euro, il 2008 con perdite per 38.425 euro, il 2007 con un segno meno da 22.279 euro e, infine, il 2006 con un segno meno che valeva ben 82.308 euro.

Sommando tutte le perdite avute negli ultimi sei anni si arriva alla cifra totale di 258.724 euro, più del valore del patrimonio netto attuale. Viene da pensare che se si continua così fra cinque anni si dovrà dichiarare il fallimento.

Ma come si è arrivati a questo punto? È a causa di una cattiva gestione dell'azienda o degli alti costi del servizio reso? Il San Domenico è una struttura che dovrebbe ospitare circa 70 anziani: 30 sono i posti per i non autosufficienti, altrettanti per coloro che invece sono autosufficienti e 10 per i cosiddetti ricoveri diurni. In realtà la capienza totale non è mai stata assicurata, né tali proporzioni. Le entrate dell'azienda derivano dalle rette di ricovero e, per quanto riguarda gli anziani non autosufficienti, l’Asl prima e oggi la Sds corrisponde all’azienda l’importo di tali rette, stabilito dalla Regione Toscana.

Il problema, almeno stando a quanto sostiene un ex presidente della struttura, Francesco Conforti, oggi assessore alla sanità del Comune di Pescia, è che «i costi della struttura sono fissi, perché la maggior parte, circa il 70%, deriva dai compensi del personale, che non sono modificabili sia perché ci sono dei contratti nazionali da rispettare, sia perché è necessario a continuare a mantenere la qualità dei servizi».

In parte però non può non sorgere il dubbio che qualche spreco ci sia stato. Da quanto risulta da un’interpellanza del 2006 dell’allora consigliere Riccardo Ercolini le spese per consulenze ed incarichi ammontavano a 488mila euro, il doppio dell’attuale patrimonio netto, cifra decisamente inspiegabile per una Rsa di quelle dimensioni.

Invece, per quanto riguarda il futuro arrivano rassicurazioni dall’assessore, poiché, a quanto pare, negli ultimi si stanno compiendo dei passi avanti per riportare i conti a posto.

«È oramai giunto a compimento – dice infatti Conforti – anche grazie alla realizzazione della nuova strada di accesso per le emergenze, l’iter di accreditamento della struttura, cosa che permetterà di metterla in rete insieme alle altre Rsa e di eseguire al suo interno ricoveri temporanei e cure intermedie, attività che permetteranno da una parte di dare un servizio aggiuntivo alla popolazione, dall’altra di aumentare gli introiti. Inoltre verrà venduto a breve un immobile della struttura situato a Firenze che è stato valutato 600mila euro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web