Il Tirreno

Montecatini

Bilanci errati: a rischio amministratori e revisori

di Francesca Maltagliati

Sentenza della Cassazione su omissione di debiti e inserimento di crediti Per Pescia Democratica anche a Palazzo del Vicario serve chiarezza

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PESCIA. Anche i revisori dei conti rischiano una condanna qualora non svolgano adeguatamente la loro funzione di controllo sulle attività effettuate dai redattori dei rendiconti degli enti locali. A stabilirlo è stata la Corte di Cassazione con una recentissima sentenza del 15 maggio scorso (la numero 18686) con cui ha ritenuto responsabili e quindi passibili di condanna il sindaco, il vicesindaco, il dirigente della direzione risorse finanziarie e i componenti dell’organo di revisione di un Comune per falso ideologico di pubblico ufficiale in atto pubblico, per avere determinato l’omissione di debiti e l’indicazione di crediti inesistenti del Comune, inducendo il consiglio comunale all’approvazione di una serie di rendiconti annuali non conformi al vero.

Il paragone con la situazione che sta attraversando il Comune di Pescia sorge spontaneo. Almeno per il gruppo di Pescia Democratica, che fa notare come, in base alla sentenza, «la responsabilità nei confronti del sindaco, del vicesindaco e del dirigente sussista anche in assenza di un movente nella tenuta confusa e incompleta dei documenti contabili e del mancato risanamento delle finanze del Comune, rilevando che è sufficiente la coscienza e la volontà di dare un’immagine diversa non corrispondente al vero ai conti del Comune».

In effetti basta andare a rileggere l’indagine svolta dalla sezione controllo della Corte dei Conti di alcuni mesi fa per notare le analogie, soprattutto quando viene denunciata «l’inattendibilità e la non veridicità dei dati contabili inseriti nel questionario al rendiconto 2010», questionario che sono stati i sindaci revisori del Comune a trasmettere alla Corte, o quando la Corte afferma di essere «preoccupata per le operazioni di revisione condotte» o quando, ancora, nelle considerazioni conclusive viene evidenziato come «le gravi irregolarità procedurali non permettono di avere una conoscenza esatta e trasparente dei dati contabili».

Particolarità della sentenza citata è che a rischiare la condanna sono anche i sindaci revisori del Comune. «Analogo interesse – dice infatti il comunicato dell’associazione Pescia Democratica – riveste l’atteggiamento della Corte nei confronti dell’organo di revisione. Nel caso in esame infatti, non sono stati ritenuti sufficienti gli ammonimenti e le raccomandazioni che pure erano contenute nelle relazioni di accompagnamento ai bilanci. Ciò che rileva per la Corte è che i compiti di vigilanza imposti ai revisori non siano stati posti in essere correttamente, inducendo in errore l’organo consiliare in modo da determinare l’approvazione dei rendiconti sulla base di dati contabili non corrispondenti a quelli reali. Auspichiamo che l’intervento della Corte dei Conti, che ha finalmente focalizzato la propria attenzione sui conti del Comune di Pescia, e le misure che la Procura della stessa Corte non mancherà di assumere, alla luce anche della recente sentenza della Corte di Cassazione, riescano a ripristinare credibilità e trasparenza nei conti del Comune e rispetto delle regole contabili e giuridiche da parte degli attori politici e amministrativi dell’ente».

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