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Scontro in giunta, il Pdl “tifa” per Pasqui

Scontro in giunta, il Pdl “tifa” per Pasqui

«Vanni contro Pasqui : l'inizio della fine?Le parole sono pietre e, se corrispondono al vero, le dichiarazioni del sindaco sono di una gravità inaudita». È l’opinione, questa, di Tiziana

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MONSUMMANO. «Vanni contro Pasqui : l'inizio della fine?Le parole sono pietre e, se corrispondono al vero, le dichiarazioni del sindaco sono di una gravità inaudita». È l’opinione, questa, di Tiziana Adele Scannella, consigliere del Pdl. Ed era inevitabile che in questo scontro deflagrato all’interno della giunta si inserisse anche l’opposizione.

«Incoerenza, inaffidabilità politica, irremovibilità: impossibile non vedere, al di là dello scontro politico, un attacco personale del primo cittadino al vice sindaco, ed è questo che più appare inaccettabile», prosegue Scannella. «A ben altri siparietti c'aveva avvezzato la sinistra monsummanese, uguale a certa sinistra nazional, in cui i panni sporchi si lavano in casa: qui ci troviamo davanti un trono di sapore borbonico, alla restaurazione della monarchia assoluta in un delirio di Vannipotenza. Una contraddizione in termini, l'appartenenza ad un partito che dicesi democratico e la richiesta di chiarimenti, quando si lanciano saette come la sospensione delle deleghe ad un componente della giunta e strali come la minaccia neanche tanto garbata e composta (ma coerente con gli atteggiamenti a cui il sindaco ci ha ormai abituato) di un rimpasto.Dove sono finiti i confronti tra le parti? E cosa presuppone il chiarimento? Un dietro-front e una resa incondizionata?».

Scannella sottolinea che «Giacomo Pasqui, al di là dell'appartenenza politica, gode della stima di molti cittadini e del rispetto dell'opposizione: non era sfuggito il suo atteggiamento critico nei confronti della giunta, giustificato dal fatto di aver sempre dimostrato di essere dalla parte dei cittadini e non servo della politica. La posizione del sindaco appare dunque pavida, al di là delle apparenze, perché al vice si addossano responsabilità politiche ed amministrative che non gli competono, ma che tuttavia saranno sue. Se si piegherà, obtorto corto, ai voleri dittatoriali il suo incarico perderà comunque smalto e credibilità agli occhi del suo elettorato e dei cittadini. Se invece insieme ai suoi consiglieri non dovesse farlo, e sarebbe auspicabile in termini di onestà intellettuale, dimostrerebbe con i fatti che il volere dei cittadini espresso con il voto conta ancora qualcosa».

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