La manifestazione
Terremoto, neanche una scuola a norma
Gli edifici sono stati costruiti prima della classificazione antisismica del 2003. Pesa il costo elevato degli adeguamenti
MONTECATINI. C’è un prima e c’è un dopo. Lo spartiacque è il 2003. In quell’anno lo Stato prese coscienza di quanto fosse diffuso il rischio sismico in Italia e definì con più rigore la classificazione delle aree con relative prescrizioni per costruire. E quello che è stato tirato su prima? Bene che vada può essere adeguato.
Tra fatalismo e rassegnazione la realtà in Valdinievole, dove a parte Larciano e Lamporecchio tutti i Comuni fino al 2003 non erano considerati a rischio sismico, è che il patrimonio edilizio realizzato prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica non risponde ai criteri che oggi vengono chiesti nell’edilizia. E alla domanda se le scuole, ad esempio, rispettano le misure contro i terremoti la risposta è scontata: no.
L’assessore provinciale all’edilizia scolastica, Mauro Mari, non usa metafore. «Dopo un terremoto mi viene chiesto se le scuole sono a norma. E io rispondo: neanche una».
Spiega l’architetto Mario Damiani, dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Montecatini: «Le costruzioni precedenti al 2003 sono state fatte nel rispetto delle norme vigente all’epoca che, ovviamente, sono diverse da quelle di oggi. Dal 2003 quando si costruisce si deve rispettare la normativa antisismica e anche quando si fanno pesanti ristrutturazioni c’è l’obbligo di adeguarsi».
Se neanche una scuola in Valdinievole, come nel resto della provincia, è a norma la causa per tecnici e amministratori è la mancanza di fondi. «Lo ha detto anche il ministro dell’Ambiente – afferma il sindaco Giuseppe Bellandi -. Per mettere in sicurezza l’Italia servirebbero 40mila miliardi di euro».
L’architetto Damiani ricorda che «negli anni in cui sono state fatte le scuole nessuno ci pensava. Non era tenuto a farlo. Non c’erano amministrazioni, privati o industriali la cui progettazione rispondesse ai criteri fissati ora dall’antisismica».
Quando si parla poi di intervenire sugli immobili i costi scoraggiano ogni iniziativa di buona volontà.
«Gli interventi di adeguamento vanno valutati in relazione alle problematiche – conclude Damiani –. Molto spesso per gli edifici tradizionali diventa difficilissimo doverli adeguare ai criteri che impone la normativa. E risulta anche particolarmente oneroso. Lo scenario è questo a livello nazionale. Sono dati di fatto».
La situazione non cambia a Pescia. Si salva, ma solo parzialmente, la scuola del Cardino, dove sono stati dopo il 2003 alcuni lavori di ampliamento, e la parte nuova è rispondente ai vincoli imposti dalla nuova classificazione.
Questo limite vale anche per alcune scuole aperte solo dopo il 2003 (come le elementari di Collodi): quello che fa testo, infatti, non è la data di completamento dei lavori, ma quella della loro progettazione e avvio (e, nel caso collodese, i lavori partirono nel 2000). Dall'ufficio tecnico del Comune viene spiegato, comunque, come in realtà l'iter per il controllo della sicurezza in chiave sismica degli immobili comunali sia già stato avviato da tempo, anche se, con la nuova classificazione sismica, non sono state introdotte delle scadenze temporali entro le quali provvedere alla verifica sugli edifici e all'adeguamento strutturale degli stessi ai nuovi criteri. Una prima verifica avviata negli anni scorsi ha interessato il 70% degli immobili comunali: non solo scuole, ma anche altre strutture, come il teatro Pacini.
Pietro Barghigiani
Luigi Spinosi
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