Il dolore
Contro il Business Park presentato ricorso al Tar
I residenti di Macchie San Piero allarmati dalla nuova area industrale Temono conseguenze sotto il profilo ambientale e per le falde acquifere
PESCIA. Sono preoccupati per la propria salute e per quella delle loro famiglie, tanto da fare ricorso al Tar. Si tratta dei cittadini che fanno parte del Comitato per la Valle del Pescia che lo scorso 25 maggio si sono incontrati al Comicent per parlare dello sviluppo del territorio di Pescia, una volta che prenderanno forma concreta le previsioni contenute nel nuovo piano strutturale.
A spaventare è soprattutto l'estensione del Business Park situato in località Macchie di San Piero e in alcune zone di via Romana e Pescia Morta. Difatti molti di coloro che erano presenti all'incontro di venerdì, circa un centinaio di persone oltre ad alcuni rappresentanti di Cia e Coldiretti, abitano proprio in quell’area, pochi chilometri quadrati in cui, secondo il piano strutturale recentemente approvato, è consentita la nascita di realtà produttive, che per i componenti del comitato potrebbero comportare seri rischi per la salute e per l’ambiente.
In particolare, sono emerse forti preoccupazioni dovute alla realizzazione di una cartiera di 32mila metri quadrati facente uso, nel ciclo di produzione, di sostanze chimiche, come il cloro e il cloroformio. Tali sostanze, se non smaltite correttamente, possono inquinare le falde acquifere, con una fortissima ricaduta sull’ambiente e sulle famiglie comprese nell’area industriale. Difatti l’esposizione negli anni a queste sostanze può provocare danni ai reni, al fegato e l'insorgere di tumori. Altri timori riguardano la possibile attività della cartiera, che necessita di acqua come fonte primaria per la realizzazione del processo produttivo, e che, proprio per questo motivo, potrebbe costruire pozzi per l’attingimento dal sottosuolo, mettendo in crisi l’attività agricola della zona.
Le preoccupazioni però interessano anche la previsione nel piano strutturale di un impianto termovalorizzatore a biomasse che, secondo il comitato, «è praticamente un inceneritore, con l’emissione nell’aria di polveri sottili dannose alla salute umana».
Non piace nemmeno l’espansione e quindi la cementificazione dei terreni agricoli da parte della vetreria Saint Gobain a cui il piano consente la costruzione di fabbricati per 20mila metri quadrati, né le possibilità di allargamento o insediamento di eventuali altri insediamenti industriali, che porterebbero inevitabilmente ad una riduzione del drenaggio del terreno nei mesi più piovosi. Insomma le critiche al business park sono tante e, anche se il comitato sostiene di non voler bloccare la sviluppo economico del proprio Comune, è evidente che le scelte fatte dall’amministrazione per rilanciare una parte dell’economia cittadina vanno a cozzare con gli interessi di un folto numero di cittadini, che sente la necessità di tutelare la salute delle proprie famiglie e l’ambiente in cui vive.
E proprio per questo che il comitato ha deciso di rivolgersi al tribunale amministrativo regionale con un ricorso che è stato presentato i primi giorni di maggio nel quale vengono messi in dubbio i risultati della Vas (la valutazione ambientale strategica), giudicata «incompleta e poco precisa soprattutto per quanto riguarda l'impatto ambientale che avrà il business park», e la correttezza formale di alcune procedure adottate nel procedimento che ha portato alla redazione e all’approvazione del piano strutturale.
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