Sicurezza
Azienda fallita, 13 lavoratori a casa
Libri in tribunale per la Ismos, prestigiosa ditta del settore illuminazione
BUGGIANO. Era una delle aziende di maggior prestigio del territorio, i cui prodotti, non seguivano la moda, ma la facevano, come dimostra la loro presenza sulle fotografie delle più importanti riviste del mondo. Una di quelle aziende con tutte le potenzialità per affrontare un periodo di crisi come questo, nonostante l’esclusività (anzi, proprio per quello) dei suoi prodotti. Questa era la Iessemme di Buggiano, o Ismos, come era più conosciuta.
Adesso è fallita e, per i suoi 13 dipendenti, si è aperta la cassa integrazione per un anno, con all’orizzonte poche, pochissime prospettive di veder riaprire lo stabilimento di via Torino.
«Un’altra ditta del nostro territorio ha chiuso i battenti a inizio mese – è l’amaro comento di Paolo Mattii della Fiom Cgil – già in liquidazione dal mese di novembre 2011 è definitivamente fallita, portando volontariamente i libri in tribunale e lasciando 13 persone senza lavoro. Si tratta della ex ditta Ismos Illuminazione Srl di Buggiano, specializzata nella produzione di apparecchi di illuminazione per esterni. Alterne vicende, negli ultimi 3, 4 anni, ne hanno minato le potenzialità fino all’odierna soluzione finale».
Una chiusura che, per il sindacalista, poteva essere evitata: «Siamo in presenza di un’azienda le cui professionalità, costruite in 30 anni di lavoro, sono assieme al design esclusivo, la base principale dell’alta qualità del prodotto Ismos. Nonostante tutte queste problematiche il prodotto Ismos, completamente “made in Italy”, è sempre stato apprezzato, e un punto di riferimento sia sul mercato italiano che su quello estero. Per questo credo si possa dire che siamo di fronte a una realtà che, con scelte industriali diverse, poteva avere un futuro. La Fiom Cgil di Pistoia, assieme ai lavoratori dell’azienda, a più riprese, negli ultimi anni in particolare, ha sollecitato iniziative industriali rivolte al rilancio dell’attività. Ma, visto quanto è successo, non abbiamo sortito il risultato sperato».
«Rimane – è l’amara conclusione del sindacalista della Cgil – il rammarico di veder chiudere un’industria, l’ennesima, con oltre 40 anni di storia e un futuro che poteva essere ben diverso».
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