Il Tirreno

Montecatini

I bambini e la lotta alla mafia

«Se non abbiamo paura ce la possiamo fare»

Ecco come gli alunni della classe quinta, della scuola elementare “Italia Donati” di Cintolese, dell’istituto comprensivo “Walter Iozzelli”, descrivono il lavoro svolto in occasione della...

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MONSUMMANO. Ecco come gli alunni della classe quinta, della scuola elementare “Italia Donati” di Cintolese, dell’istituto comprensivo “Walter Iozzelli”, descrivono il lavoro svolto in occasione della Settimana della legalità e della memoria.

Gli ìlunni che hanno redatto il testo collettivo che segue sono Redouane Amor, Viola Barni, Valeria Carini, Azzurra Cerri, Sonia Conte, Gerardo Fontanella, Alessio Gambadoro, Gabriele Gjuraj, Samuele La Barbera, Emanuele Mauro,Gianluca Meucci, Gabriel Naghi, Christian Pocci, Annapia Rago, Antonio Giuliano Rago, Irene Romana, Serena Romani, Alessandro Ruotolo, Claritza Sanchez Perez, Luca Sciaulino, Bianca Tuci, Manuel Vaccarella e Ilaria Veltroni, seguiti dalla docente Barbara Dalla Salda.

In questi giorni stiamo parlando di mafia. Per noi è una parola nuova perché la trattiamo per la prima volta a scuola, discutendone, ma spesso la sentiamo citata nei vari notiziari. Parlandone a scuola con la maestra ci è sembrato un discorso importante, quasi da “grandi”, perché noi siamo bambini ancora, bambini di quinta.

La nostra riflessione è iniziata proprio quest’anno perché ricorrono i venti anni dalla morte dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Raccontare con le nostre parole chi fossero questi due grandi uomini è forse difficile; noi abbiamo capito che erano magistrati che con grande coraggio e determinazione, insieme a pochi colleghi in Sicilia, avevano deciso di comprendere che cosa stesse accadendo negli spostamenti di denaro in Italia ed anche fuori. Non era facile mettere insieme “tanti pezzi”, tante situazioni diverse e ricomporle in una sola. Essi lo fecero; non erano stati i primi che combattevano la mafia, ma erano i primi che si erano organizzati in un gruppo investigativo di livello, il cosiddetto “pool antimafia”.

Riuscirono a portare in carcere e far condannare tantissimi mafiosi e, secondo noi, dare un volto e un nome vero a questo tremendo fenomeno criminale.

La “mafia”, che prima era quasi impossibile nominare, ha avuto un nome e cognome, è stato possibile “guardarla in faccia”, capirne i misfatti. E da lì, crediamo, si è potuto comprendere che la mafia poteva essere sconfitta, i criminali mafiosi arrestati, potevano vincere le persone perbene e oneste, che invece, spesso, nel passato, erano state uccise.

Quando in una città o in un paese sono presenti i mafiosi, ci sono atteggiamenti mafiosi, le persone di quella città hanno paura, si muovono intimorite, non sono libere. La maestra ci ha raccontato la storia del libro “Il giorno della civetta” di Leonardo Sciascia.

Se però i cittadini sanno che possono denunciare i mafiosi e questi vengono arrestati, e processati davvero per i loro crimini, la paura e l’omertà pian piano scompaiono e lasciano il posto alla fiducia nelle istituzioni, nella magistratura, nella polizia. Allora si può cominciare a parlare davvero di un clima nuovo, di ritorno della giustizia, della legalità.

La legalità è importante, è fondamentale nella vita di una comunità, di uno Stato democratico. La legalità è la presenza delle leggi che regolano i rapporti fra le persone, che fanno da garanzia all'onestà delle azioni, è la trasparenza delle pubbliche amministrazioni.

Se “non si ha paura” come diceva Giovanni Falcone, ce la possiamo fare.

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