Il Tirreno

Montecatini

«Può inquinare le prove l’agente resti in carcere»

di Pietro Barghigiani
«Può inquinare le prove l’agente resti in carcere»

Parere negativo della Procura alla richiesta di arresti domiciliari per il poliziotto Vanno avanti gli accertamenti sull’attività e i contatti nel mondo delle squillo

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MONTECATINI. Può inquinare le prove e, fino che non saranno concluse le indagini, deve rimanere in carcere.

È negativo il parere del sostituto procuratore Claudio Curreli alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa del poliziotto finito in carcere per violazione aggravata del segreto d’ufficio e favoreggiamento della prostituzione. Il parere è stato inviato al gip Roberto Tredici che stamani dovrebbe sciogliere la riserva circa l’istanza presentata dall’avvocato Giuseppe Castelli che assiste il 38enne, residente a Monsummano, travolto da un’inchiesta che lo ha atterrito a livello professionale con serie ripercussioni anche sul piano familiare quando la moglie ha saputo quali erano le accuse a carico del marito.

La misura cautelare non esaurisce gli accertamenti del commissariato affidati dalla Procura direttamente al dirigente Corrado Mattana e a un ristretto nucleo di investigatori che da gennaio ha lavorato a fari spenti tacendo dell’indagine anche al resto dei colleghi. Il poliziotto è accusato di aver avvertito diverse prostitute con cui era in rapporti anticipando i periodici controlli su strada e negli appartamenti da parte del commissariato.

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