Sicurezza
«Può inquinare le prove l’agente resti in carcere»
Parere negativo della Procura alla richiesta di arresti domiciliari per il poliziotto Vanno avanti gli accertamenti sull’attività e i contatti nel mondo delle squillo
MONTECATINI. Può inquinare le prove e, fino che non saranno concluse le indagini, deve rimanere in carcere.
È negativo il parere del sostituto procuratore Claudio Curreli alla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla difesa del poliziotto finito in carcere per violazione aggravata del segreto d’ufficio e favoreggiamento della prostituzione. Il parere è stato inviato al gip Roberto Tredici che stamani dovrebbe sciogliere la riserva circa l’istanza presentata dall’avvocato Giuseppe Castelli che assiste il 38enne, residente a Monsummano, travolto da un’inchiesta che lo ha atterrito a livello professionale con serie ripercussioni anche sul piano familiare quando la moglie ha saputo quali erano le accuse a carico del marito.
La misura cautelare non esaurisce gli accertamenti del commissariato affidati dalla Procura direttamente al dirigente Corrado Mattana e a un ristretto nucleo di investigatori che da gennaio ha lavorato a fari spenti tacendo dell’indagine anche al resto dei colleghi. Il poliziotto è accusato di aver avvertito diverse prostitute con cui era in rapporti anticipando i periodici controlli su strada e negli appartamenti da parte del commissariato.
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