Il dolore
Le grandi imprese “mangiano” le piccole
A causa della crisi nel settore dei lavori pubblici è caccia anche agli appalti minori a colpi di ribassi d’asta
MONTECATINI. Imprese che si riducono al minimo i margini di guadagno pur di aggiudicarsi una gara di appalto, richieste di pagamenti anticipati alle amministrazioni pubbliche, grandi aziende che ormai cercano di ottenere anche lavori di poche migliaia di euro, fagocitando così (e mettendone a serio rischio la sopravvivenza) le più piccole. Benvenuti nel mondo (ormai malato di “cannibalismo”) dell'edilizia in Valdinievole. «Questo settore – dice Marco Biagini, della Fillea Cgil, organizzazione sindacale che tutela i lavoratori dell'edilizia – risente molto dell'andamento economico generale. E con la crisi diffusa che stiamo vivendo, non può che essere penalizzato, anche se non direi che lo è più di altri del territorio».
Un settore dove peraltro è ben diffuso il ricorso alla manodopera precaria. «La Cgil – dice ancora Biagini – è impegnata da tempo in una campagna di sensibilizzazione del mercato del lavoro, anche nel settore edile, dove le imprese per sopravvivere sono purtroppo spesso costrette a partecipare a gare limando fino all'estremo il margine di guadagno, talvolta mettendo anche a rischio l'effettiva realizzazione dell'opera».
Difficoltà di portare a termine i lavori che, inevitabilmente, si ripercuotono anche sulle amministrazioni pubbliche. «Da noi – spiega l'assessore ai lavori pubblici, Monica Galluzzi – questo non è ancora successo, seppure la situazione sia indubbiamente tragica per le imprese di costruzione. Lo vediamo perché ai bandi si mettono in gioco anche aziende di media e grande dimensione che fino a qualche tempo fa non erano interessate a lavorare per gli enti pubblici locali».
Ma come se ne esce da questa situazione? O almeno, fino a quando non sarà passata la “nottata” della crisi, come si possono limitare i danni? «Nel nostro Comune – risponde l'assessore Galluzzi – abbiamo da tempo eliminato, quale unico criterio di scelta di un'impresa, il massimo ribasso, affiancando nella valutazione dell'offerta economicamente più vantaggiosa anche proposte aggiuntive e migliorative».
Un quadro a tinte fosche, ma con l'indicazione di possibili vie d'uscita, arriva anche dal presidente provinciale dell'associazione industriali (alla quale aderisce il collegio dei costruttori), Giuseppe Oriana. «L'edilizia soffre in maniera importante. Ci sono minori capitali immessi nel sistema, le aziende hanno difficoltà a ottenere mutui e la crisi è sempre più generalizzata. A mio avviso l'edilizia soffre di più che altri settori, come per esempio il manifatturiero. E questo è grave, in quanto non rappresenta solo un'unica componente occupazionale, ma i problemi si ripercuotono in tutto l'indotto: rifiniture, impianti elettrici, macchinari, bagni, infissi, pavimenti, ceramica, arredamento».
Oriana conferma poi i grossi sacrifici fatti dalle imprese per restare sul mercato. «Per molte – dice il presidente di Assindustria – è una gara di sopravvivenza e forse le maggiori difficoltà arrivano dal settore pubblico, con le amministrazioni costrette a pagare le aziende in ritardo a causa dei vincoli imposti dal patto di stabilità. In pratica si lavora senza sapere quando si sarà pagati. Per rilanciare l'intero sistema non bastano e non si possono fare solo tagli: servirebbe un più ampio progetto di crescita e di sviluppo che possa far tornare a girare l'economia».
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