Italia
«Uniti per non perdere il treno per il rilancio»
Il presidente della Banca di Credito Cooperativo: «Ci siamo cullati sugli allori e paghiamo la conflittualità, ma non ce lo possiamo più permettere»
MONTECATINI. «Le tre cose che più vorrei fare per il rilancio di Montecatini se avessi la bacchetta magica? Riportare collaborazione e unità di intenti tra commercianti, albergatori, associazioni e categorie in generale; superare la mentalità dei troppi che valutano ancora la città con i parametri che potevano andar bene cinquanta anni fa, ma che oggi non reggono più; recuperare sicurezza e tranquillità, elementi di fondo di una città che può e deve essere davvero a misura d’uomo e che solo così può ritrovare lo slancio di cui ha bisogno per far tornare il turismo che conta».
Alessandro Belloni, commercialista e presidente della Banca di Credito Cooperativo di Montecatini e Bientina (noto anche per i suoi trascorsi di allenatore e manager nel basket), torna sui punti dolenti indicati anche da altri esponenti di categorie intervistati nelle scorse settimane. Su tutti, la litigiosità, il conflitto continuo che porta solo danni».
«Davvero non è più rimandabile una forte azione per far dialogare tutti i soggetti in campo - sostiene - con l’obiettivo di arrivare ad una sintesi sulla quale si trovi un vero accordo sulle cose da fare. Tutti insieme, rinunciando ciascuno a parte dei propri interessi particolari per perseguire il bene comune della città. Vede, qui si scontano ancora le conseguenze di liti e concorrenza esasperata tra singoli operatori e famiglie. Una situazione che alla fine non giova a nessuno. La crisi che stiamo attraversando dovrebbe indurre tutti a ragionare: la concordia aiuta, la discordia fa danni. Per tutti. Sta passando l’ultimo treno, va preso».
E la mentalità? Davvero vede i montecatinesi così arroccati sulle convinzioni di un passato che non c’è più e che non tornerà?
«Avverto questo problema. Ci siamo cullati troppo sugli allori mentre le città termali e quelle turistiche in generale andavano avanti, innovavano, si organizzavano con eventi, promozione e comunicazione. Noi siamo stati troppo fermi, non abbiamo preso decisioni importanti, non si è capito che il mondo stava cambiando».
L’impressione è che tutti siano, a parole, d’accordo sulle cose da fare, ma che poi ciascuno difenda con le unghie e con i denti il suo orticello. Senza alcuna voglia di cambiare.
«Ed è un grave errore. Ci sarebbe invece bisogno di una struttura unica, dotata delle competenze necessarie, per coordinare le iniziative, calendarizzare gli eventi, promuoverli per tempo e comunicare al mondo le enormi risorse e proposte non solo di Montecatini e della Valdinievole, ma anche di Pistoia, della Montagna e dell’intero territorio».
Un obiettivo di cui parlano tutti, ma in concreto nessuno si muove. A suo giudizio, chi dovrebbe assumersi l’onere di creare questa struttura unica?
«La Provincia, con l’aiuto di tutti i Comuni e di tutte le associazioni, gli enti, le società e gli imprenditori interessati. Se ciò non avviene è anche perché non c’è nei confronti delle istituzioni e dei politici il giusto pressing da parte degli interessati. Però non basta più chiamarsi Montecatini per portare gente».
Il rilancio passa dalla realizzazione della piscina delle Leopoldine?
«Sono stati spesi venti milioni, non possiamo fermarci ora. Il progetto può dare l’impressione di essere una cattedrale nel deserto, ma certo è che va completato e per questo la nostra banca si è impegnata a sostenere la Società delle Terme, rilevando anche la parte di un altro istituto che si è tirato indietro. Ora però è il momento di chiarire bene progetto e piano industriale, anche se meglio sarebbe stato avere questo quadro fin dall’inizio. Mi lascia ad esempio perplesso il fatto che la nuova grande piscina possa essere destinata ai turisti e al tempo stesso ai locali. Forse era più opportuno realizzarne due separate. Più in generale, vedo che il patrimonio termale richiede investimenti continui: difficile pensare che, ultimate le piscine, bastino gli incassi per farle rendere e recuperare i soldi spesi. Certo, ci sono i contributi di Comune e Regione, ma non possiamo pensare che tutte le risorse pubbliche siano assorbite dalla società delle Terme. Piscina a parte, c’è tanto altro da fare. Faccio un esempio: è bello andare al Tettuccio, ma se si alzano gli occhi si vedono tanti segni di decadimento. Ci sono urgenti e costosi restauri da fare. Alla distanza, credo che sarà inevitabile un processo di privatizzazione, almeno della gestione. Sia chiaro: senza ripetere gli errori del passato e puntando si investitori solidi e, soprattutto, con il giusto management e un progetto che miri al recupero del turismo di qualità perduto».
Nell’attesa che siano finiti i lavori alle Leopoldine, la città va bene così?
«Torno al punto di partenza: ci deve essere uno sforzo comune per offrire una città termale all’altezza del nome. E allora occorre anche lavorare sull’arredo urbano, la pedonalizzazione che vorrei ampia e permanente, la calendarizzazione degli eventi».
La Ztl è uno dei temi che più divide, invece di unire. Come se ne esce?
«Io credo che già ci siano le condizioni per una zona pedonale come si deve. I parcheggi esterni ci sono e presto ci dovrebbe essere anche quello dell’area ex Lazzi. In cinque minuti a piedi si arriva nel cuore del centro storico. E se proprio vogliamo, ci possono essere il trenino e le navette che offrono il servizio di trasporto. Il centro storico chiuso alle auto è un vantaggio e non un problema, anche per i commercianti. I turisti potenziali acquirenti ci girano più volentieri».
E il suo settore, quello del credito, cosa fa per sostenere il rilancio della città?
«La nostra banca è piccola, ma molto attenta alle esigenze del territorio. Pur nel momento difficile cerchiamo di sostenere in tutti i modi l’imprenditoria locale. E abbiamo anche un occhio molto attento per l’appoggio alle iniziative culturali e sportive che possono contribuire ad accrescere l’appeal di Montecatini. Per questo abbiamo ad esempio creato la Fondazione alla quale entro l’anno daremo in donazione l’ex Accademia d’arte Scalabrino, un museo in disuso da dieci anni che vogliamo rilanciare, anche con mostre itineranti. Il patrimonio artistico dell’Accademia è di immenso valore e può diventare un polo di attrazione. Altro sostegno dalla nostra banca arriva per iniziative che portano attenzione su Montecatini, come Miss Italia. Una scelta per noi molto onerosa, ma nella quale crediamo».
Turismo e commercio a parte, cosa si può fare per rilanciare l’economia locale?
«Dare una risposta a questa domanda è davvero difficile. Viviamo una crisi pesantissima. Noto però che le aziende che hanno innovato, che si sono aperte ai mercati esteri risentono in maniera limitata della situazione generale. Ci sono guai seri invece per chi non ha saputo uscire dalla nicchia del mercato locale e nazionale. Vanno bene anche le attività che hanno una clientela di elite, di fascia alta. Ma non sono queste che fanno girare l’economia. E purtroppo il ceto medio è sparito. Grandi problemi vedo anche nell’edilizia: chi può permettersi di costruire senza la necessità di vendere può reggere, ma per le altre aziende sono problemi».
Gli enti locali, la politica non possono fare niente per dare una mano all’imprenditoria? Non potrebbero ad esempio ridurre le tariffe dei servizi e le tasse, fare di più per le infrastrutture?
«Con il patto di stabilità i Comuni hanno in pratica le mani legate, anche quando ci sono risorse in bilancio. Certo, si può auspicare che ci sia una politica avveduta per tasse e tariffe, ma francamente non credo che siano queste ad affossare le aziende. Ripeto: è un momento difficilissimo, si può uscirne solo se ci mettiamo tutti insieme e ciascuno fa la sua parte per rilanciare l’immagine di Montecatini».
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