Sicurezza
I giovani partigiani esempio per i ragazzi smarriti di oggi
I temi della crisi ripresi nella cerimonia del 25 Aprile Mini contestazione di Pancioli (Pdl) per “Bella ciao”
MONTECATINI. Lo smarrimento dei giovani e la preoccupazione per il loro futuro. E il ricordo dell’esempio di chi era giovane quasi 70 anni fa eppure non esitava a mettere a rischio la propria vita per un’Italia migliore. È stato questo il leit-motiv delle orazioni alla cerimonia del 25 aprile, di fronte al monumento ai Caduti di viale Verdi. Discorsi ufficiali tenuti dal sindaco Giuseppe Bellandi e dal consigliere regionale Gianfranco Venturi in rappresentanza dell’Anpi. Una manifestazione abbastanza partecipata (mancavano però le scuole, come ha sottolineato il cavalier Ferruccio Iacopini, presidente della sezione Combattenti) ma quasi del tutto disertata dai consiglieri di centrodestra, ad eccezione di Eugenio Pancioli che si è reso anche protagonista di una contestazione isolata.
Il corteo, preceduto dal corpo bandistico del Credito cooperativo della Valdinievole e composto da rappresentanti delle istituzioni, delle forze armate e di polizia, delle associazioni combattentistiche e d’arma, ha fatto prima tappa al monumento ai Caduti nei Lager e poi al cippo di piazza del Popolo che ricorda due partigiani impiccati dai nazifascisti. Quindi il raduno in viale Verdi, con la preghiera officiata dal parroco di Santa Maria Assunta, don Mario Avella, che ha sottolineato il «bisogno di un rinnovamento delle istituzioni ispirato ai valori del lavoro».
Un tema, questo, insieme allo smarrimento dei giovani, ripreso anche dal sindaco. «È in atto – ha detto – una sorta di silenziosa terza guerra mondiale che mette in gioco il futuro dei nostri figli. Per questo ricordo che la Resistenza è stata opera proprio di giovani di quel tempo, che coscientemente misero in gioco la loro vita». Bellandi ha poi letto la lettera di Giacomo Ulivi, 19enne fucilato dalla guardia nazionale repubblicana, «da giovani come lui – ha sottolineato – che stavano dalla parte sbagliata, responsabile di atroci azioni». Ulivi si scagliava contro “un’opera di diseducazione ventennale che ci ha martellato di pregiudizi, ci ha detto che la politica è lavoro da specialisti”. «Incredibile – ha esclamato il sindaco – come queste parole siano attuali dopo 70 anni. Oggi c’è una gravissima crisi ma non deve trasformarsi in paura».
E una riflessione sulla «sfiducia crescente nelle istituzioni» è stata fatta dal consigliere regionale Venturi. «La politica - ha detto - vi ha contribuito ma ora serve una nuova stagione democratica. Dobbiamo tornare a far politica con l’esempio e dimostrare con non siamo tutti uguali, come non erano tutti uguali i giovani in quel periodo. Non sono uguali chi si è arricchito con la politica e chi si impegna nelle istituzioni». Chiusura della cerimonia con l’esecuzione di “Bella ciao”, che ha provocato la mini-contestazione di Pancioli che avrebbe preferito la ripetizione dell’inno di Mameli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
