Il Tirreno

Montecatini

Terme, servono più chiarezza e gestione al top

di Marco Innocenti
Terme, servono più chiarezza e gestione al top

La presidente Asshotel: «Sulla Ztl impegni non rispettati, non firmeremo più l’intesa»

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MONTECATINI. Valutazione attenta dei problemi, scelta delle soluzioni e della strada da percorrere e poi tanta concretezza. Altrimenti dal declino non si esce e la ripresa rimane utopia. Per Alessandra Bartolozzi Meucci, presidente dell’Asshotel che accoglie buona parte degli alberghi a 4 e 5 stelle, non ci sono più margini per le chiacchiere, gli impegni non mantenuti e le politiche inconcludenti. Se può essere utile, se occorre, è pronta a partecipare, con la sua associazione, ad un incontro no-stop dal quale alla fine categorie, amministratori e politici escano con le idee chiare e una vera strategia comune. Non è più tempo di parole, ma nemmeno di sterili e nocive contrapposizioni. La prima questione da affrontare e risolvere è il rilancio delle Terme.

«Sono il patrimonio fondamentale di tutta la città, non solo degli albergatori - dice Bartolozzi –. Sono state il motore dell’arricchimento di Montecatini e del territorio intero, ma ora occorre chiarezza su cosa davvero si sta facendo e su come si intende recuperare l’identità perduta e puntare al rilancio attraverso l’innovazione».

Vuol dire che c’è poca informazione su quanto sta avvenendo dentro la società delle Terme?

«Le Terme sono un bene pubblico e tutti – ripeto: non solo gli albergatori – dovrebbero essere a conoscenza degli obiettivi e della strategia per uscire dalla crisi. Il fatto che non si sia concessa l’apertura anticipata chiesta da più parti può ad esempio indicare che non è stato possibile coprire la spesa, che ci sono problemi di bilancio».

Ma c’è un piano industriale che poggia sul progetto Fuksas per le Leopoldine: servono 40 milioni che la società conta di recuperare con la cessione di parti del patrimonio non necessario per la gestione delle Terme, con i 4,5 milioni e mezzo che in tre anni dovrebbero arrivare dalla tassa di soggiorno, con i contributi di Comune e Regione e anche del ministero dei Beni culturali. Per non dimenticare i bond, le obbligazioni per 2,4 milioni di euro offerti al tasso fisso del 5%.

«Se c’è davvero un piano industriale saremmo interessati a conoscerlo. Intanto chiediamo: riprenderanno mai i lavori? Si risolverà il contenzioso che ha bloccato il finanziamento della Bnl? Si cesserà di pagare cifre consistenti per l’affitto delle impalcature del cantiere fermo? Si interverrà mai su un bilancio che pare molto appesantito dal costo del personale? Queste domande le rivolgo non solo alla società delle Terme, ma soprattutto al sindaco e alla Regione. Non si esprimono e la città intera soffre. Gli imprenditori hanno investito e hanno dato credito agli impegni dei politici e degli amministratori, ma ora sono in grande sofferenza e demoralizzati. Vorrei almeno capire se da parte del Comune e della Regione c’è ancora reale interesse per fare ripartire questa città, se davvero riprenderanno i lavori. Sono sempre stata ottimista, ma mi sto ricredendo. In assenza di chiarezza, di certezze è difficile incontrare la fiducia di chi dovrebbe accollarsi i bond».

Il presidente della Confcommercio, Renzo Bertini, ha posto anche il problema della gestione.

«Certo. Anche se davvero andasse avanti il progetto di recupero e rilancio, si pone poi la questione della conduzione. Occorrono figure adatte, a partire dall’informazione all’utenza per arrivare alla programmazione dei servizi e alla promozione. Non vedo come si possa prescindere dal coinvolgimento di investistori privati con un solido know-how. Non si può pensare che la società delle Terme, da sola, possa garantire una gestione adeguata. Sì, ci si dà da fare per portare i russi che apprezzano le cure termali, ma è uno sforzo di per sè insufficiente. Né può bastare la realizzazione della piscina ludica alle Leopoldine, che peraltro è necessaria se si vogliono garantire offerte davvero innovative. La Regione in passato ha creduto molto nella politica di rilancio delle città delle acque basata sull’innovazione e sulla credibilità dei trattamenti proposti, anche nel campo delle cure olistiche e dell’omeopatia. Ma mi pare che quell’impegno nel tempo si sia perso. Io, da cittadina, prima ancora che da imprenditrice e rappresentante di una categoria, torno a chiedere al sindaco che parli, che chiarisca, che dia certezze».

Ammettiamo che la sua richiesta venga accolta, che Terme e istituzioni diano la massima pubblicizzazione a cosa stanno davvero facendo e come intendono centrare l’obiettivo che si pongono. E ammettiamo anche che il progetto Fuksas vada a buon fine e le Terme ripartano. Sarebbero tutti questi fatti sufficienti per assicurare il rilancio di Montecatini?

«Rappresenterebbero una base solida e importante, ma non basterebbero. Servirebbero anche nuove politiche per la individuazione, la programmazione e la calendarizzazione degli eventi accanto ad una promozione adeguata e coordinata, che puntasse su una stagione di livello più lunga possibile».

Chiarezza sulle Terme a parte, cos’altro si aspetterebbe dall’amministrazione comunale?

«Interventi rapidi e concreti sulla sicurezza. Nonostante il presidio dei vigili, la situazione intorno alle stazioni resta preoccupante. Pericoli per l’incolumità personale a parte, non sono certo un bel biglietto da visita aree dominate da giri poco rassicuranti, dall’incuria e dalla sporcizia. Senza considerare che nelle stazioni spesso non funzionano la biglietteria automatica o la macchinetta obliteratrice».

Lei è favorevole alla chiusura del centro alle auto o si oppone alla Ztl?

«Lo scriva pure. Quest’anno non firmeremo il protocollo d’intesa col Comune sulla Ztl. Lo scorso anno si trovò un accordo su una serie di punti e poi l’ordinanza non li contemplò e fioccarono multe vessatorie e davvero dannose per molte attività. Sia chiaro: sono assolutamente convinta che una città a misura d’uomo, dove si possa passeggiare senza il rischio di essere investiti, sia un obiettivo imprescindibile per Montecatini. Ma si deve raggiungere senza creare ulteriori problemi a negozi, alberghi e attività in genere che già pagano il prezzo della crisi. La Ztl è attuabile solo dopo che si sono realizzati i parcheggi nei dintorni e, soprattutto, si è assicurato un collegamento adeguato tramite navette. E dopo che si è posta la necessaria e chiara segnaletica almeno in due lingue, visto che siamo una città turistica».

La questione della chiusura alle auto alle 21 o alle 23 per lei è un falso problema?

«No. Chiudere la città alle 21, nelle condizioni attuali, significa creare danni al commercio e lasciarla in mano a gente poco raccomandabile. Guardi, anche io sogno il pieno recupero del parco termale, magari con la collaborazione dei vivaisti pistoiesi. Lo vorrei veder brulicare di gente anche di sera, ma prima bisogna porre le condizioni. Sicurezza, informazione, segnaletica e servizi sono indispensabili».

Albergatori e commercianti sono divisi in più associazione, spesso in contrasto. Una situazione che non aiuta. Sempre Bertini ha proposto un patto per la città che superi le divergenze e porti tutti a lavorare per un obiettivo comune. La sua ricetta qual è?

«Credo anche io che lotte e antipatie siano da stemperare. Dobbiamo fare tutti uno sforzo per trovare un’intesa concreta e operativa su come risolvere i problemi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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