Sicurezza
Pressing degli hotel «Riaprire il cantiere delle Leopoldine»
Il sindaco cerca di rassicurare gli albergatori al pranzo dell’Apam, ma gli operatori attendono date e lavori
MONTECATINI. È stata la riapertura del cantiere delle Leopoldine il vero ospite d’onore del pranzo di apertura della stagione alberghiera organizzato dalla Federalbeghi-Apam e accolto dalla famiglia Pancioli negli ambienti dell’Hotel Bellavista.
Certo, il copione prevedeva interventi di rito da parte del presidente dell’Apam, Francesca Taddei, del presidente della Provincia Federica Fratoni, del presidente della Camera di Commercio Stefano Morandi (il quale ha annunciato che il consiglio di Unioncamere ha concesso il contributo per Miss Italia) e del sindaco Giuseppe Bellandi, ma dietro le parole di auspicio per una stagione densa di soddisfazioni, è comunque emerso il tema di fondo: il vero rilancio delle Terme, non più rimandabile in tempi di crisi in cui gli alberghi sono costretti a subire le politiche dei tour operator e, soprattutto, i prezzi del flusso dei gruppi e delle scolaresche. Solo la ripresa in grande stile – e su basi innovative che uniscano l’aspetto ludico alle cure e all’intrattenimento – può far sperare nel ritorno del turismo individuale o comunque di fascia medio alta di cui gli hotel avrebbero un gran bisogno.
E mentre ai tavoli si parlava dei passi avanti che negli ultimi giorni si sarebbero registrati nel rapporto tra società delle Terme e Bnl per la concessione del finanziamento necessario per far ripartire il piano industriale e, soprattutto il cantiere delle Leopoldine, e si cercava di capire i motivi per i quali non era stata possibile l’apertura anticipata del Tettuccio chiesta dagli albergatori, a catalizzare l’attenzione è stato l’intervento del sindaco.
«Cerco di ascoltare tutti – ha detto – e di agire con onestà a ragion veduta. Vi posso assicurare in ogni caso che sto profondendo ogni impegno per non vedere più il cantiere chiuso. Provincia e Regione non mi lasciano solo: stiamo perseguendo ogni strada perché si risolva questa situazione non voluta».
Poche parole, che hanno lasciato una malcelata delusione. Tanto che la presidente Taddei ha ribadito: «Tifiamo perché il progetto vada in porto. Serve un nuovo prodotto che ci ricollochi al centro del mercato tradizionale delle città termali in cui siamo leader. Aspettiamo l’apertura della piscina e del centro benessere».
Attesa che potrebbe non essere lunghissima se, come si vociferava, la Bnl si ammorbidisse nella concessione del finanziamento di fronte alle garanzie rappresentate dal patrimonio immobiliare che la società delle Terme sta cercando di vendere per recuperare i fondi di un intervento che, dai 17 milioni previsti, pare ora costare 26 milioni di euro. Il vero problema, sotto questo aspetto, è la difficoltà di trovare acquirenti al giusto prezzo in un momento drammatico anche per il mercato immobiliare. Da parte sua il Comune potrebbe dare una mano completando la revisione delle norme ubanistiche che potrebbero rendere più appetibile l’oggetto messo in vendita. Commenti vari, infine sulla mancata apertura attribuita alla difficoltà (e ai costi) nell’anticipare i contratti di assunzione del personale, che vanno di solito dal primo maggio al 31 ottobre.
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