Il dolore
Ankuri, la Cassazione riapre i giochi
L’eredità contesa torna in Corte d’Appello. La nipote della benefattrice: «Stravolte le volontà del testamento»
MASSA COZZILE. Il testamento è del 1933, la prima causa risale alla metà degli anni Ottanta, ma l’eredità di Villa Ankuri con il suo sterminato patrimonio stimato in circa 30 milioni di euro, sfida il tempo e la pazienza biblica di chi la porta avanti e resta affidata alla sentenza di un Tribunale.
Dopo aver affrontato in primo grado e in appello due rifiuti sulla richiesta di nullità del testamento per non aver rispettato il vincolo della donatrice Eletta Pucci, la nipote Maria Gabriella Terzani incassa ora una sentenza della Cassazione che riapre i giochi sull’eredità contesa tra privati, Provincia e Asl. La Suprema Corte dice in sostanza che la causa deve essere discussa di nuovo in Corte d’Appello dopo aver annullato la sentenza dei giudici di secondo grado. Motivo? Si erano soffermati su un aspetto procedurale senza entrare mai nel merito della questione.
Cugina dello scrittore Tiziano Terzani, residente a Marina di Carrara, Maria Gabriella, assistita dagli avvocati Claudio Defilippi e Gianna Sanmicheli, accoglie il pronunciamento della Cassazione con il sollievo di chi si vede riconosciuto almeno il diritto di far valere le proprie ragioni.
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