Sicurezza
Aliquota (quasi) unica al 5,5 per mille
Stessa Imu per nove Comuni in Valdinievole, si chiamano fuori dall’accordo Massa Cozzile e Chiesina Uzzanese
MONSUMMANO. Esce dall’impasse in cui si era arenata la discussione sull’Imu. Nove comuni su undici della Valdinievole, come anticipato ieri, hanno trovato l’accordo sull’aliquota da applicare. Ed eccole, quindi, le cifre. Per la prima casa l’Imu sarà del 5,5 per mille sulla rendita catastale dell’immobile, con un aumento dell’1,5 (il massimo era 2) sull’aliquota base del 4 per mille. Sulle seconde case, gli immobili strumentali e le aree edificabili l’aumento fissato sull’aliquota base è pari al 2 per mille: dal 7,6 al 9,6 per mille. Ancora più sostanziosa la tassa per le seconde case sfitte che, nella maggior parte del nostro territorio, ammonterà al 10,6 per mille (il massimo consentito secondo la riforma del federalismo fiscale).
Queste le decisioni prese dai sindaci della Valdinievole. Ad applicare la stessa aliquota saranno i comuni di Monsummano, Larciano, Lamporecchio, Pieve a Nievole, Montecatini, Uzzano, Buggiano, Ponte Buggianese e Pescia. Restano fuori dalla mischia Massa Cozzile e Chiesina Uzzanese.
«Le amministrazioni della Valdinievole – si legge nel comunicato dei nove primi cittadini – nella volontà di proseguire azioni di governo che veda in modo sempre forte e integrato una condivisione di scelte unitarie, hanno effettuato un’ampia discussione per condividere una linea comune sull’applicazione delle aliquote Imu. Abbiamo espresso forti contrarietà rispetto all'incertezza provocata dall’amministrazione centrale, che rende ancor più incerta la formazione dei bilanci, con negatività che si ripercuotono sulle azioni a sostegno dei cittadini, in particolare sul sociale, sui servizi e sugli interventi nel territorio. Abbiamo quindi cercato di coniugare equità fiscale con la necessaria e doverosa sostenibilità dei bilanci pubblici».
«Due cose sono sicure – aggiunge il primo cittadino di Monsummano Rinaldo Vanni – la pressione fiscale e la diminuzione dei servizi. Se prima i proventi dell’Ici e dell’Irpef entravano tutti nelle casse municipali, ora il 50 per cento del ricavato dell’Imu va direttamente a Roma. I sindaci sono diventati dei semplici gabellieri che devono riscuotere dalle tasche delle persone. Con le risorse che arriveranno noi aumenteremo i fondi per il sociale, ma è sicuro che dovremo tagliare iniziative e diminuire i servizi».
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