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Con brevetti e idee le scope larcianesi invadono il mondo

di Luca Signorini
Con brevetti e idee le scope larcianesi invadono il mondo

Stabilimenti anche in Cina per l’azienda Vivian Le esportazioni costituiscono il 70% del fatturato

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LARCIANO. Fa tappa oggi in una delle attività più importanti per l’economia locale il nostro viaggio nelle imprese che hanno fatto, e continuano a fare, la ricchezza della Valdinievole. Oggi si parla di scopifici. Una produzione che vede Larciano al vertice addirittura mondiale.

Nella zona industriale ci sono due stabilimenti: uno di 2.500 metri quadrati in via Larciano, l’altro di 3mila in via Dalla Chiesa. Poi, a più di 9mila chilometri di distanza, nella regione cinese di Ningbo, a sud di Shangai, anche un grosso centro su 5mila metri di superficie. Sono i tre fabbricati dello Scopificio Vivian, nato a Larciano nel 1963 come ditta individuale, e ora società in nome collettivo iscritta da una ventina di anni alla Confederazione nazionale dell'artigianato.

Fin dal suo primo giorno di vita, l’azienda produce scope e spazzole, a cui nel 2001 si aggiunge lo stampaggio delle materie plastiche.

Spiega Marcello Rafanelli, uno dei due soci proprietari del Vivian: «In via Larciano facciamo le spazzole, mentre in via Dalla Chiesa ci sono anche gli uffici, i magazzini e lo stampaggio delle materie plastiche. Dal 2002 abbiamo aperto anche un’attività in Cina concentrata soprattutto per gli stampi in acciaio per fare qualsiasi manufatto in plastica. A Ningbo abbiamo 100 dipendenti, qui invece il numero scende a 15: in Italia non siamo riusciti ad avere buone opportunità di crescita per le note difficoltà dell’economia».

Un freno che nel resto del mondo non pare esistere: «Lavoriamo a 360 gradi – continua Rafanelli – in Francia, Spagna, Germania, Usa, Singapore, Hong Kong, America Latina. In questi paesi abbiamo in tutto 250 clienti e distributori, vendiamo a catene come Carrefour in Francia e Metro in Germania. In Italia i clienti sono una cinquantina, tra cui l’Ipercoop».

Ed è dalle esportazioni che arriva il 70 per cento di fatturato che, nel complesso, si aggira sui 3 milioni e 800mila euro all'anno. «Il nostro volume di affari è comunque calato di un 20 per cento negli ultimi anni e registriamo il problema italiano, dove la richiesta dei prodotti continua ad essere stabile ma, quello che manca, sono i pagamenti», racconta ancora Rafanelli. Per fare un esempio: se a metà anni 2000 la Vivian produceva 20mila articoli al giorno, oggi quella stima ruota intorno ai 2 o 3mila. Mentre dai 25mila ai 40mila sono i “pezzi” finiti dello stampaggio di materie plastiche.

Ma l’azienda larcianese non sembra avere timori per il futuro: «L’anno scorso – riprende Rafanelli – abbiamo inaugurato 800 pannelli di un impianto fotovoltaico grande 1.500 metri quadrati. Con i suoi 217 kilowatt di potenza complessiva ci rende autosufficienti di un 40 per cento sui consumi. È stato un investimento di 700mila euro».

Ma ciò che dispensa sorrisi, sono due prodotti di cui lo scopificio ha depositato il brevetto internazionale: la scopa e lo spingiacqua in silicone. Al 100 per cento 100 antibatterici, elettrostatici, di durata illimitata e in grado di essere lavati anche a 180 gradi. «Abbiamo circa 50 articoli diversi nello stampaggio e 35 nel settore di scope e spazzole – chiude Rafanelli – ma questi due ultimi prodotti sono innovativi, ad alta tecnologia e ci hanno permesso di aprire nuovi mercati di vendita e distribuzione».

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