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Pasqua momento più alto per i cristiani

Pasqua momento più alto per i cristiani

La riflessione del vescovo Giovanni De Vivo sul profondo significato di questa giornata

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PESCIA. Ma qual è il vero significato della Pasqua per i credenti?

È questo il tema affrontato nell’intervento di Monsignor Giovanni De Vivo, vescovo di Pescia, che in occasione di questo centrale nella vita di ogni fedele, invia un messaggio per illustrare l’importanza e il significato della ricorrenza per la comunità cattolica. Uno spunto di riflessione per capire cosa veramente i fedeli sono chiamati a celebrare oggi.

Monsignor De vivo esordisce con una serie di domande: «Di quale festa si tratta? E di chi si parla? Siamo nel Vangelo di Giovanni dopo la risurrezione di Lazzaro. I capi dei Giudei sono in agitazione e non perché il miracolo strepitoso li abbia colpiti e convinti ad aderire a Gesù. Al contrario: “Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione”. Una considerazione del tutto infondata: erano loro che pensavano di essere soppiantati, di perdere la prerogativa di comando. E allora il consiglio di Caifa: “È conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera! Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo” e Gesù si ritira nella regione vicina al deserto. Intanto era vicina la Pasqua e molti, che erano saliti a Gerusalemme, “cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: Che ve ne pare? Non verrà alla festa?”. Certo Gesù non poteva mancare: era questa la sua Pasqua, la sua ora. Per questi Giudei, dopo la risurrezione di Lazzaro, si era creata una aspettativa tale, per cui era veramente importante che Gesù fosse presente alla festa di Pasqua. Poi sappiamo come andarono le cose: l’ingresso trionfale in Gerusalemme, la cattura, il processo, la condanna, la morte e... la risurrezione».

«Una Festa veramente straordinaria – prosegue il vescovo – che non finì lì. “Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete a questo calice, voi annunciate la morte del Signore, nell’attesa della sua venuta”. Gli avvenimenti della Pasqua non sono un evento che rimane nel passato, ma continua, si fa presente a noi. Anzi possiamo dire che questi avvenimenti partecipano dell’eternità di colui che ne è il protagonista: noi uomini diventiamo di volta in volta contemporanei alla morte e risurrezione del Signore. Questo accade tutte le volte che celebriamo nella Santa Messa e nei Sacramenti il mistero pasquale. E allora non ci possiamo certo domandare: “verrà egli alla festa?”. Se Gesù non venisse alla Festa, la nostra Pasqua sarebbe vuota. Ma la sua morte e la sua risurrezione ci assicurano della sua presenza costante. Non sono avvenimenti sepolti nel passato, ma sempre vivi, presenti e palpitanti».

«Il problema invece – prosegue la riflessione – è un altro: noi cristiani, andremo alla Festa? C’è, e lo ripeto di frequente, un proverbio che è la negazione della vita cristiana: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Alla base di questo proverbio l’illusione che la celebrazione della Pasqua e del Natale possa dipendere dalle persone con cui stiamo insieme in questi due giorni. Il problema quindi è la consapevolezza da parte dei cristiani del significato della Pasqua. Le grandi tradizioni che in ogni parte d’Italia richiamano ancora tanti fedeli, riguardano proprio la settimana santa, il triduo pasquale, la Veglia pasquale e la domenica della risurrezione. A dimostrazione che la Pasqua ha sempre rappresentato il punto focale della vita cristiana. Purtroppo nelle convinzioni dei cristiani si è stemperata la portata delle celebrazioni pasquali. Siamo noi che, pur restando sempre agganciati ad alcune tradizioni ( chi infatti non va a prendere l’ulivo nella domenica delle Palme?) non riusciamo a vivere gli eventi della Pasqua in modo continuativo e consapevole di quello che rappresentano nella nostra vita. Se la Pasqua non è per noi il momento più alto dell’anno liturgico, anche tutto il resto dell'anno rischia di rimanere vuoto. La domenica, ad esempio, è la Pasqua settimanale, la domenica è il giorno del Signore, il giorno della risurrezione. Il Signore è sempre presente con la sua morte e risurrezione: ma noi la viviamo veramente così? Oppure manchiamo all’appuntamento con Gesù risorto?».

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di Redazione Pisa