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«Metodi da regime per scegliere il capogruppo»

«Metodi da regime per scegliere il capogruppo»

PESCIA. Ormai ufficialmente non più capogruppo, l’ex sindaco Antonio Abenante interviene sul cambio della guardia nella rappresentatività del Pd all’interno del consiglio comunale diPescia, dove il...

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PESCIA. Ormai ufficialmente non più capogruppo, l’ex sindaco Antonio Abenante interviene sul cambio della guardia nella rappresentatività del Pd all’interno del consiglio comunale diPescia, dove il suo posto è stato preso da Roy Giorgi.

Lo fa non risparmiando critiche ai vertici locali e provinciali del suo (ormai di fatto ex) partito. Critiche che fanno seguito a quelle già avanzate nei mesi scorsi, a testimonianza di una profonda spaccatura.

Si tratta di precisazioni che Abenante, «per completezza di informazione», fa a proposito della recente elezione del nuovo capogruppo.

«Avevo da tempo richiesto il cambiamento alla guida del gruppo – scrive Antonio Abenante – indicando un metodo e una proposta, quella del consigliere Michelotti, sulla base di un ragionamento politico, ma non chiusa ad altre soluzioni, purché capace di rappresentare al meglio il gruppo consiliare del Pd e di superare divisioni e incomprensioni. In una riunione autoconvocata del gruppo, alla presenza del segretario provinciale del Pd,con i voti dei soli tre consiglieri presenti, è stato eletto uno dei tre, Roy Giorgi. E tanto basta. Evidentemente si è voluto seguire un altro metodo, buono per un regime militare sudamericano. Buono per dividere ulteriormente. Evidentemente la proposta Michelotti non andava bene perché pericolosamente orbitante nel circolo del “libero pensiero”, e non in quello del “pensiero unico” della maggioranza che guida attualmente il Pd a Pescia e a Pistoia. Evidentemente ci voleva un personaggio politicamente più omogeneo o più omeopatico, poco importa».

«A questo punto – chiude Abenante – e chiarito il percorso e le responsabilità di ognuno, prendo atto che c’è un nuovo capogruppo, frutto di un “pronunciamento” militare con la diretta partecipazione del segretario provinciale del Pd, anziché di una elezione, che avrebbe potuto essere più larga se preceduta da un corretto confronto democratico. Al neo capogruppo,c he ha cominciato subito male, auguro comunque buon lavoro e assicuro che valuterò il suo operato con la stessa autonomia che egli metterà nel suo nuovo lavoro».

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