Attenzione
Terme, quaranta milioni per il definitivo rilancio
L’amministratore unico: «I problemi finanziari sono in via di soluzione e vedo prossima la ripresa dei lavori. Le nuove strutture avranno grande richiamo»
MONTECATINI. È dal rilancio delle Terme, vero cuore pulsante della città, che può partire la rinascita di Montecatini come centro termale di richiamo internazionale. Un obiettivo irrinunciabile se si vuole che davvero commercio, turismo e artigianato, base dell’economia locale, riescano a superare la crisi e a recuperare lo smalto del passato, offrendo anche nuove opportunità di lavoro e di crescita. Non ha dubbi Paola Paganelli, amministratore unico delle Terme, che dopo un anno di travagliate vicissitudini vede prossima la ripresa dei lavori e delle iniziative del piano industriale per la ristrutturazione e la riapertura delle Leopoldine, secondo il progetto dell’architetto Fuksas.
«Il rilancio delle Terme dopo il fallimento dell’esperimento di privatizzazione, nel 2006, puntava su due obiettivi: il recupero del complesso Redi e la ristrutturazione delle Leopoldine. Le Terme Redi sono state completate nel 2009 e sono aperte dall’inizio del 2010. Sono uno stabilimento tra i più moderni in Italia, dotato di una piscina termale per la riabilitazione e lo svago di grande richiamo. L’abbiamo realizzato per rinnovare l’offerta terapeutica anche per chi conta sul servizio sanitario nazionale: al servizio si accede infatti con la semplice richiesta del medico e pagando un ticket. Per le Leopoldine riteniamo di essere in grado di ripartire con il progetto che ci consentirà di portare dall’attuale 10% al 50% la quota di fatturato del bilancio delle Terme. È nella proposta di attività legate al benessere e alla sfera ludica la possibilità di attrarre un pubblico di alto livello, affascinato dallo splendido centro che stiamo realizzando nella struttura settecentesca, che disporrà di una piscina di 2.500 metri quadri. Le attività di questo campo consentiranno all’azienda di superare il momento di crisi del termalismo in modo stabile e duraturo».
Il progetto è affascinante e ambizioso, ma richiede un consistente investimento: si parla di una quarantina di milioni. Sono stati superati i problemi che per un anno hanno bloccato i lavori?
«C’è stato un contenzioso tra vari soggetti che ha creato disagi anche nei rapporti con gli istituti bancari, ma il nuovo piano industriale consente di superare i problemi e di ripartire».
Come troverete i finanziamenti necessari?
«Intanto da Regione Toscana e Comune di Montecatini è arrivata la conferma di un sostegno importante. L’imposta di soggiorno reintrodotta consentirà al Comune di destinare al progetto Leopoldine 1,5 milioni l’anno. Trenta milioni dovrebbero poi arrivare dalla vendita di immobili non strategici. Il percorso non è facile, ma cominciamo a vedere risultati confortanti, che certo miglioreranno non appena sarà pronta la variante urbanistica a cui sta lavorando il Comune per consentire nuove destinazioni di uso per gli stabili che dobbiamo alienare, in modo da renderli più appetibili sul mercato. Al momento abbiamo comunque incassato quasi la metà della somma prefissataci: siamo intorno ai 14 milioni di euro».
È confermata la vendita del Teatro Verdi?
«Sì, il bando di alienazione è in via di approvazione».
Se anche l’operazione di cessione del patrimonio immobiliare andasse a buon fine ci vorrebbero comunque altri soldi. In quale modo pensate di ottenerli?
«Il nuovo piano industriale e gli avvenuti chiarimenti dovrebbero consentire di completare la pratica con la Bnl per il mutuo da 20 milioni; ne abbiamo ottenuti 12, ora arriveranno gli altri 8. Certo, il momento è difficile e i rapporti con gli istituti di credito sono diventati particolarmente complicati, ma ho motivo di ritenere che il processo avviato possa concludersi positivamente. Ricordo poi che la Regione, fino a 6 milioni, e il Comune, fino a 4,5, sono impegnati ad acquisire i nostri immobili, nel caso il mercato non rispondesse come ci aspettiamo. Infine ci sono i nostri “bond”, obbligazioni per 2,4 miloni di euro offerte al tasso fisso del 5% di interesse: diventeranno ancora più appetibili non appena riapriremo il cantiere. Già ci sono sottoscrittori e credo che sia davvero una buona occasione per gli investitori e i risparmiatori, locali e non».
Abbiamo dato nei giorni scorsi la notizia dell’ammissibilità dell’investimento per le Leopoldine ai contributi ministeriali. Ci sono ulteriori conferme? E per quale importo?
«Nel rispetto dei tempi e delle disponibilità finanziarie del ministero dovremmo avere fino a 19 milioni di euro. E la Soprintendenza è pronta a confermare l’ammissibilità ai contributi passo dopo passo».
Non ci sono solo i complessi Redi e Leopoldine. Quali progetti avete per quelli della Salute e del Tettuccio? Si dice che il primo potrebbe non riaprire.
«Posso escluderlo. Grazie al sostegno del Comune, le Terme della Salute riapriranno regolarmente. Tenendole chiuse, nel nostro bilancio avremmo minori oneri per 100mila euro, ma l’amministrazione comunale, come noi, ritiene importante che l’attività non cessi e ci darà una mano».
E il Tettuccio?
«Si potrà regolarmente recarsi a bere l’acqua dal primo maggio. Purtroppo non disponiamo dei fondi sufficienti per la soluzione dei problemi conservativi emersi, possiamo solo garantire i requisiti minimi di sicurezza. Contiamo di procedere alla ristrutturazione, in programma, non appena gli introiti arrivati dalla riapertura delle Leopoldine porteranno nel bilancio le somme necessarie. Il Tettuccio sarà a disposizione per eventi, ma i costi e l’organizzazione dovranno essere a carico di chi lo utilizza».
Ipotizziamo che tutto proceda per il meglio e il complesso termale nel suo insieme offra servizi di grande richiamo. Come pensate di comunicare e promuovere le vostre iniziative? E su quali mercati?
«Il nostro direttore è in Russia e anche il sindaco c’è stato. Accanto ai mercati tradizionali, è quella la nuova frontiera: la Russia può portare un consistente flusso di clientela di livello che vuole trattamenti terapeutici, svago e benessere. La nostra promozione sarà mirata particolarmente in quell’area e in altri Paesi dell’est, senza trascurare gli ospiti tradizionali e il mercato interno».
Cosa ritiene che debba e possa fare la città, in tutte le sue articolazioni, per assecondare e favorire il progetto di rilancio che parte dalle Terme?
«Deve convincersi che Montecatini ha la sua forza nel fatto di essere una “città” e non un “centro” termale. E la città allora deve offrire il meglio di sè nel verde, nella quiete, nei percorsi pedonali, nei servizi. Tutti possono trarre vantaggio dalla rinascita delle Terme, ma lo otterranno nella misura in cui contribuiranno ad assicurare servizi adeguati di grande qualità in ogni settore, negozi e alberghi compresi. E serve anche garantire, oltre ad una città accogliente e sicura (con più telecamere e illuminazione, ad esempio), un salto di qualità nell’individuazione, organizzazione e calendarizzazione di eventi lungo tutto l’arco della stagione. Noi siamo pronti, lo ripeto, a mettere a disposizione i nostri complessi, ma non possiamo accollarci l’onere degli allestimenti per gli eventi, gli spettacoli e l’intrattenimento necessari. Un altro sforzo occorre per mettere in rete l’eccezionale offerta del nostro territorio: a chi rimane a lungo va data la possibilità di tour nelle vicine città d’arte e sulla montagna. C’è infine un altro modo per sostenere la rinascita: acquistare i nostri bond».
Si polemizza molto su Miss Italia. È funzionale al rilancio o rappresenta uno spreco di risorse pubbliche?
«Non scherziamo. La manifestazione ha un grandissimo impatto su un pubblico particolarmente interessante per i servizi che le Terme offrono. Sarebbe autolesionistico rinunciarvi. Divulgare l’immagine della città è fondamentale e dovremmo anzi fare di più per incentivare riprese di film e spot pubblicitari. Ecco, la città che vorrei è quella dove la gente si confronta e la smette di scontrarsi su tutto».
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