Sicurezza
Quella capacità di trasmettere sempre buonumore
Non lo chiamavo Massimiliano da vent'anni. Forse non l'ho mai usato, quel nome di battesimo, se non alla prima stretta di mano, quando ci siamo conosciuti. Era sempre stato Max, fin da quando era...
Non lo chiamavo Massimiliano da vent'anni. Forse non l'ho mai usato, quel nome di battesimo, se non alla prima stretta di mano, quando ci siamo conosciuti. Era sempre stato Max, fin da quando era comparso alle partite di pallacanestro, di cui scriveva per "La Nazione". Educato, competente, corretto, distinto, ma anche spiritoso e brillante. Nel corso degli anni è stato facile scoprire le doti del suo carattere. Era quasi impossibile vederlo nervoso o arrabbiato, anche dopo una giornata di lavoro lunga e faticosa, come può essere quella di chi, in tempi come questi, cura la raccolta pubblicitaria per un quotidiano. La sua dote principale, a pensarci bene, era proprio la capacità di trasmettere il buonumore, e di instaurare rapporti cordiali, quasi familiari, praticamente con tutti. Non era una posa o una strategia di marketing: era fatto così. Ci vedevamo a cena, con una piccola cerchia di amici formatasi nel corso degli anni, quando avevamo seguito insieme, da cronisti, prima il Massa Cozzile Basket, poi RB, sempre fianco a fianco in tribuna stampa.
Quando c'era, la tribuna stampa, perché i primi ricordi sono quelli di Margine Coperta, seduti a un piccolo tavolo a due posti, a un paio di metri dal campo. In quelle serate - il sabato dalle nove alle undici - ci siamo scambiati una quantità incalcolabile di battute. Spesso la C2 non offriva uno spettacolo irresistibile, ci voleva un diversivo, e con Max era facile trovarlo. Poche settimane fa avevamo festeggiato la sua promozione a capoarea, con il solito gruppetto: aveva insistito per portarci a cena e brindare. Giovedì sera guardare una partita e raccontarla, pochi minuti dopo aver saputo dell'incidente e delle sue condizioni disperate, è stato quasi impossibile. Oggi, soprattutto pensando ai familiari e ai tanti amici, c'è un grande senso di vuoto. Ciao Max, mi mancherai. (l.m.)
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