Finanza
«Una modifica che rischia di frenare le assunzioni»
MONTECATINI. «Sono misure che non agevolano le nostre attività. Anzi, rischiano di rappresentare un freno. E di questi tempi non se ne avverte proprio la necessità». Non piace la riforma...
MONTECATINI. «Sono misure che non agevolano le nostre attività. Anzi, rischiano di rappresentare un freno. E di questi tempi non se ne avverte proprio la necessità».
Non piace la riforma contrattuale del lavoro a chiamata ai rappresentanti di categoria di bar e ristoranti.
Claudio Chimenti (Confesercenti e presidente del Centro commerciale naturale) e Renzo Bertini (Confcommercio) si schierano sullo stesso fronte nel bocciare il provvedimento governativo.
La novità interessa meno il settore alberghiero.
«È una forma di contratto che per noi è molto residuale, preferiamo la continuità dei rapporti più prolungati nel tempo anche se legati alla stagionalità» afferma Francesca Taddei, presidente dell’associazione albergatori Apam.
Per Chimenti il nuovo sistema con cui dovrebbe essere disciplinato il lavoro a chiamata «potrebbe frenare eventuali assunzioni. Non dico che qualcuno non abbia abusato dei contratti a chiamata, ma era uno strumento che consentiva all’imprenditore di essere in regola. Mi piacerebbe per una volta poter leggere anche di misure che agevolano pure i datori di lavoro. E, invece, questa modifica non avvantaggia gli imprenditori e nemmeno i lavoratori».
Che la riforma non influisca positivamente sui gestori di bar e ristoranti è l’opinione sottolineata anche da Bertini, storico gestore delle Panteraie.
«Era molto meglio prima – dichiara –. Di sicuro questo adempimento creerà delle difficoltà oggettive e non porterà alcuna agevolazione alle nostre attività e ai lavoratori. Non si rendono conto dei problemi che vivono i locali e queste novità non aiutano certi le imprese».
Pietro Barghigiani
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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