Finanza
Lavoro a chiamata, multe di 12mila euro
Cambiano le regole per le assunzioni “brevi” in bar e ristoranti: devono essere comunicate prima. Pena la stangata
MONTECATINI. «Ci mancava anche questa». La frase sembra diffondersi con lo stampino tra i commercianti. Che, loro malgrado, hanno scoperto in questi giorni - in cui si pensa a come coprire il fabbisogno estivo di personale - l'ennesima novità di questi mesi difficili: le norme sul lavoro a chiamata sono cambiate. Facendo rischiare multe salatissime - fino a 12mila euro - a chi trasgredisce,magari anche in buona fede.
Modificati i tempi. La modifica è contenuta nel decreto Semplificazioni uscito a febbraio. E il passaggio fondamentale, che riguarda una delle forme di impiego più comuni in bar e ristoranti, è sui tempi della comunicazione dell'assunzione al Centro per l'impiego.
Il contratto, infatti, non può più essere fatto fino a 5 giorni successivi all'assunzione (in genere richiesta per pochi giorni, anche solo un fine settimana) come avveniva prima. Bensì deve essere fatto almeno il giorno prima dell'ingresso al lavoro. Questo fa sì che chi chiama un rinforzo per il fine settimana, senza comunicarlo preventivamente, e viene beccato da un controllo dell'Ispettorato del lavoro, di fatto viene ritenuto responsabile di un'assunzione al nero. E quindi si trova a dover pagare le maxi-sanzioni per il lavoro nero, chevanno da 3 a12mila euro.
I controlli aumenteranno. Il lavoro a chiamata o intermittente è uno strumento assai utilizzato, soprattutto in estate, dai locali. È una forma non vincolante, che si basa sulla possibilità per l'esercente di chiedere aiuto nei momenti più caldi della stagione, e che deve essere sottoscritta specificando solo alcuni aspetti: ad esempio se il lavoratore è obbligato o no a rispondere alla chiamata. Ma proprio per questa sua leggerezza è stato spesso stravolto, con l'ipotesi di aggirare la legge. E quindi, come hanno denunciato spesso e volentieri i sindacati, in Valdinievole si è fatto ricorso alla chiamata come strumento per il nero. Essendoci, infatti, l'elasticità dell'orario - si può assumere qualcuno anche per un'ora - non ci sono minimi contrattuali da rispettare. E la somma che viene data al dipendente può facilmente sfuggire al Fisco. Per questo motivo e per altri una forma di rapporto professionale così leggera viene ritenuta più un ostacolo che non un aiuto. E l'obiettivo dichiarato del governo Monti è quella di combatterla e scoraggiarla.
Ecco perché molti professionisti mettono in guardia le aziende di cui si servono: occhio, perché in giro c'è aria di stretta. E oltre che dei controlli si parla anche di una possibile richiesta di rinnovare ogni volta l'assunzione a chiamata, idea che sarebbe all'esame del governo. La collaborazione?
Un abuso. Anche in Valdinievole, inoltre, ha preso piede un malcostume che è entrato nel mirino degli ispettori. E che ha portato qualche guaio a chi l'ha utilizzato per il proprio locale.
Si tratta della richiesta al lavoratore del pubblico esercizio di sottoscrivere un rapporto professionale autonomo. Con partita Iva, ma pure senza. Si tratta, però, di un'autentica violazione delle leggi. Tant'è vero che chi vi viene costretto può opporsi in sede giudiziaria, e vedere il titolare condannato. Difficile, infatti, far credere al giudice che il cameriere o il cuoco possa essere collaboratore di un ristorante.
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