Il Tirreno

Montecatini

Vede arrivare i carabinieri e scappa sul tetto: in cella

di Pietro Barghigiani
Vede arrivare i carabinieri e scappa sul tetto: in cella

Muratore accusato (come basista) di concorso in rapina per il colpo alla Ip Arrestato anche il presunto autore: è la terza rapina che gli viene contestata

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MONSUMMANO. Quando ha visto i carabinieri il primo istinto è stato quello di fuggire. È scappato sui tetti dopo che uno dei figli aveva detto ai militari che il papà non era in casa. La fuga di Massimiliano Vezzosi, 40 anni, muratore, di Lamporecchio, è durata qualche minuto.

I carabinieri gli hanno intimato di scendere. L’uomo, senza alternative per sottrarsi alla cattura, è tornato in casa dove gli investigatori hanno proceduto alla perquisizione al termine della quale è scattato il fermo per concorso in rapina. Il suo ruolo sarebbe stato quello del basista. Il gip Alessandro Buzzegoli ha convalidato la misura cautelare in carcere. All’arresto di Vezzosi i militari sono arrivati indagando sulla rapina avvenuta la sera del 14 febbraio ai danni del distributore Ip di Cintolese gestito dai coniugi Viscusi. Per quell’episodio - bottino di 400 euro - è finito in cella, con l’accusa di essere l’autore materiale, anche Carmelo Tambone, 39 anni, di Catania. Nei suoi confronti nelle scorse settimane sono state emesse e convalidate altre due misure cautelari in carcere dopo le indagini della polizia per le rapine in una tabaccheria a Santa Maria (Empoli) avvenuta il 31 gennaio e a un esattore a Montecatini, consumata la sera del 13 febbraio. Per la storia di Empoli è stato arrestato pure Davide Costa, 34 anni, catanese, che per l’episodio di Montecatini ha rimediato, invece, solo una denuncia. I carabinieri stanno cercando di valutare un suo eventuale coinvolgimento in altri colpi non solo in Valdinievole. Lo scenario che si sta delineando con sempre maggiore nitidezza è quello di un’attività di pendolarismo del crimine sull’asse Catania-Toscana. Lontano da casa Tambone aveva anche mandato alla moglie dei vaglia postali per 400 euro.

Sono stati il comandante della Compagnia, capitano Enrico Vellucci e i responsabili delle stazioni di Monsummano, Giuseppe Mignano e Lamporecchio, Giuseppe Mazzacuva, a illustrare il fermo dei due presunti rapinatori.

I militari di Lamporecchio avevano visto spesso insieme Costa, Vezzosi e Tambone. Accomunato dalle origine catanesi e dai precedenti penali, il trio è entrato nel mirino dei carabinieri. Dopo la rapina alla Ip, Tambone, grazie alle immagini delle telecamere interne del distributore, era stato riconosciuto e denunciato. Collegando la frequentazione di Tambone con quella di Vezzosi, gli inquirenti avevano chiesto e ottenuto dal sostituto procuratore, Giuseppe Griesco, un decreto di perquisizione domiciliare. All’arrivo delle forze dell’ordine Vezzosi prima ha cercato di fuggire dai tetti, poi ha assistito ai controlli conclusi con la scoperta, in soffitta, di tre pistole giocattolo senza tappo rosso - una Beretta 92, una Colt e una Glock - un passamontagna, guanti, tre cappellini di lana e due ricetrasmittenti. La Beretta 92 è stata riconosciuta dal benzinaio come l’arma usata nella rapina. I banditi scapparono con una Fiat 500 rubata a Fucecchio e poi abbandonata in zona. Per i carabinieri Vezzosi non solo potrebbe aver partecipato ad altri colpi anche fuori dalla Valdinievole, ma avrebbe avuto un ruolo di basista per i suoi compaesani che, però, non ospitava, come dimostrato dall’arresto di Tambone rintracciato dagli agenti del commissariato in un albergo di Montecatini.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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