Il Tirreno

Montecatini

Viaggio nelle aziende

Il bonsai italiano è pesciatino

di Eugenio Fagnoni

Vivai Franchi: un successo mondiale da oltre 30 anni

3 MINUTI DI LETTURA





PESCIA

L’esperienza maturata nel coltivare olivi e la voglia di nuove avventure spinsero Costantino Franchi , più di 30 anni fa , a portare in Italia l’arte giapponese del bonsai, partendo proprio dalla pianta che conosceva meglio, l’olivo appunto.

È stato un successo che continua ancor oggi per opera di Nara, la figlia di Costantino (scomparso anni fa), e che fa dei vivai di Ponte all'Abate “la casa italiana dell'olivo bonsai”.

Negli anni ottanta, quando iniziò l’avventura, Franchi intuì le potenzialità della pianta simbolo della pace e della Toscana, e il debutto, nel 1984 alla Biennale di Pescia, fu un successo, replicato poi alla mostra “Iga” di Monaco. Ma la vera affermazione mondiale fu alla Floralies di Gand nel 1985, inaugurata dai reali del Belgio Fabiola e Baldovino, che si fermarono a lungo ad ammirare i bonsai e, in particolare, un esemplare di olivo leccino di 40 anni , che fu donato alla regina.

Il più grande riconoscimento però fu la presentazione e l’omaggio di un esemplare di bonsai di olivo a Giovanni Paolo II. L’incontro col Pontefice dette al vivaista toscano l’idea di portare una minipianta di olivo “il Pasquolivo” (che non è un bonsai) nelle chiese, come simbolo della Pasqua del 1989.

I vivai di Ponte all’Abate nel frattempo erano diventati il punto di riferimento dei maestri di arte bonsai italiani, e fu su sollecitazione di questi che nel 1993, negli stessi vivai, nacque la “Scuola del Bonsai”.

Il consenso ottenuto spinse Franchi a promuovere gli “Incontri internazionali col bonsai”, che videro la prima esibizione italiana dell’americano Daniel Robinson e del tedesco Walter Pall. Ma il riconoscimento dei capiscuola di quest’arte, cioè dei maestri giapponesi, lo si ebbe con la partecipazione agli incontri del grande maestro Kimura che tenne dimostrazioni nei vivai Franchi nel 1993 e nel 1995.

Il Bonsai di olivo ed il Centro Italiano Franchi ormai era per gli esperti giapponesi un simbolo, tanto che l’attuale ed indiscusso caposcuola Kobayashi tenne dimostrazioni nel 1996, 1997 e 1999 . Inoltre alla più importante rassegna mondiale, il Kokufu Ten di Tokyo, fu invitato un esemplare di ficus bonsai di 50 anni dei vivai Franchi, che oggi è esposto nella scuola del maestro Kobayashi. Poi, nel 1992, la nascita del Museo del Bonsai, dove oggi sono esposti e descritti didatticamente, più di 100 esemplari unici per forma e tecnica, aperto gratuitamente dal lunedì al sabato.

Nara Franchi, con i suoi 20 collaboratori, prosegue l’opera del padre Costantino. Sovrintende a questa complessa macchina che coltiva bonsai in 3 ettari di vivaio. Il mercato di riferimento, oltre alla vendita diretta, è quello italiano ed europeo (Germania, Francia, Austria e Svizzera) dei negozi specializzati, dei fioristi, dei Garden e dei grossisti. E non manca poi un apposito servizio assistenza clienti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze